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mercoledì, ottobre 07, 2009

Temino della sera


Un inverno del secolo scorso mi capitò d'andare a vedere una partita di hockey a Milano, non nel palazzo del ghiaccio in via Piranesi, era in quell'altro posto, in via dei ciclamini se ricordo bene, che avevano appena finito di costruire. Per di più era il derby tra le due squadre di Milano, non mi ricordo come si chiamavano ma una era stata acquistata dal milan. Io, seppur non tifoso ne gran conoscitore di hockey, tifavo per l'altra, è una questione di karma, anima o spirito. Se c'è qualcosa che si chiama milan io sto dall'altra parte. Essendo il derby le misure di sicurezza erano molte se si tiene presente che l'hockey in Italia non lo segue quasi nessuno. C'erano un sacco di carabinieri e perquisivano tutti all'entrata.
"Merda"!
Ho pensato quando ho capito che dovevo sopportare che qualcuno mi mettesse la mani addosso, non si usavano ancora gli aggeggi che segnalano il metallo, l'unico strumento in uso era il carabiniere palpatore.
Io odio essere toccato ma ormai ero là, in fila, con il biglietto in mano. Odio anche buttare i soldi dalla finestra e non è che sia facile rivendere un biglietto di una partita di hockey a Milano a partita quasi iniziata se avessi deciso d'andarmene. Cominciai a prepararmi mentalmente all'esplorazione che di lì a poco avrei subito.
Quando venne il mio turno e mi trovai davanti al carabiniere mi estraniai quel tanto per meglio sopportare il supplizio.
"Alza le braccia e allarga le gambe". Disse il militare.
Eseguii senza protestare, un po' offeso che mi chiedesse a freddo di allargare le gambe senza neanche corteggiarmi un po'. No, questa è una battutaccia che faccio adesso, allora eseguii e basta.
Cominciò l'esplorazione dalle caviglie a salire. Quando arrivò all'altezza del bacino, dove ci sono le tasche dei pantaloni, sì fermò un attimo, alzò lo sguardo verso i miei occhi che lo stavano osservando per capire quando la tortura sarebbe finita e, a voce alta, mi domandò:
"Chiavi"?
Lo guardai malissimo con gli occhi sbarrati per la sorpresa.
Vedendo il mio sguardo anche lui ebbe un sussulto, sorrise imbarazzato e arrossendo leggermente farfugliò:
"Cioè, volevo dire, quelle che hai in tasca sono delle chiavi".
"Ah"! Risposi sollevato "Sì, sono le chiavi di casa".

Avrei un richiesta per le prossime perquisizioni. A me da fastitdio essere toccato comunque e dovunque, tranne in quei rari momenti, ma se dovesse accadere ancora che mi vogliate perquisire, non potreste farlo fare a una carabiniera?
Almeno se una carabiniera mi domandasse - Chiavi? - potrei rispondere - Guardi, al momento no, magari il mese prossimo, quando comincia la stagione degli amori, ha presente i gatti, ogni tanto capita anche a me, le lascio il mio numero di telefono, lei provi a chiamare, magari è fortunata e mi trova in uno dei miei momenti di socialità e se ne può parlare -.

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