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venerdì, marzo 30, 2012

Lacrime e sangue

Come ampiamente previsto.
Ma dopo chi c'era pensavate veramente al miracolo, rimanendo in questo sistema economico?
Un curatore fallimentare si occupa dei creditori prima di tutto.
Chi si sforza di spiegarmi tutto come un complotto, il signoraggio, i Biedermeier e i Rottinkuler Skull and Bones, mi strappa solo un sorriso.
A chi cerca di convincermi che il futuro sono le piccole patrie rispondo che continuo a preferire il peggiore degli Asburgo al migliore dei Bossi.
E quando mi dicono che è il mercato, che tutto ha un prezzo, anche il tuo culo, ed essendo un culo italiano adesso vale anche poco, accendo lo stereo e torno indietro nel tempo...1973, Genesis, Selling England By The Pound.

mercoledì, marzo 28, 2012

E che volete che vi dica?

Dopo una notte quasi insonne in cui ho imparato qualcosa, oggi giro in bici. Da tempo ho capito che l'adrenalina fa meno male quando la si brucia.
Qualche foto.


Lungo le rive dell'Adda verso sud, belle stradine e sentieri. Solo io.


Quando abbandono l'argine vedo un gruppo di case, ho quasi finito l'acqua e mi avvicino per cercare una fontanella. Mi accorgo che sono a Lodi, abbastanza più lontano di quando credessi. Se arrivo a Lodi senza accorgermene vuol dire che non sono così giù di forma come credevo. Vista dal ponte sull'Adda, anche per provare il controluce.



Visto che ci sono una visita nel centro storico e specialmente la Piazza è d'obbligo. Mi  piacciono le cittadine, anche se le conosco abbastanza bene.





Ingrandimento di me riflesso in una vetrina, tentativo di foto in movimento.

Tra 90 e 100 Km. oggi.
Mi fermo qui, anche se non ho esaurito l'adrenalina credo che stonotte dormirò.

lunedì, marzo 26, 2012

Qualche foto scattata oggi

Bella giornata oggi, come meteo intendo, abbastanza calda da poter andar in bici senza neppure la maglietta indossata.
Ho sfruttato l'occasione per fare qualche foto che ora pubblico assieme a qualche riga di spiegazione.



Una sequoia sull'argine del naviglio Martesana ad Inzago.
Sono sicuro che si tratti di una sequoia perchè la gelateria che gli sta di fronte - non si vede nell'immagine - da qualche anno si chiama La Sequoia. Se pensate che l'informazione non basti a convincervi andate  cercare in rete oppure sfogliate un libro di botanica e vedrete che si tratta veramente di una sequoia.
Ho sempre pensato che le sequoie fossero dei sempreverdi ma o mi sbaglio o questa non ne vuol sapere e d'inverno diventa marrone per poi riprendere il verde a primavera inoltrata.
















 Il cartello sopra si trova lungo l'Adda nel comune di Rivolta ma in piena campagna. 
 Daini!? 
Daini nella pianura padana neanche lontanissimo da Milano!?
Mai visto un daino, tranne che in cattività nella tenuta dell'Invernizzi, quello dei formaggini, ma sarà ad una ventina di chilometri da lì.
Boh...



Questi cartelli non hanno nulla di particolare, se ne vedono molti in campagna, se non che mi chiedo come possa cacciare un animale senza disturbarlo. Mi chiedo pure come mai c'è sempre bisogno, in Italia, di riempire tutto il riempibile con informazioni irrilevanti. Legge di qui, legge di là...é un cartello, mica un tribunale o lo studio di un avvocato. Mettete l'informazione fondamentale e stop. Ah, naturalmente la sanzione, la multa per i contravventori è  ancora in Lire...o si sono adeguati al default e successiva uscita dall'Euro prima degli altri?





Stradina sull'agine dei primi metri del canale Vacchelli, sullo fondo la diga, più una serie di chiuse, sullAdda. Mi piaceva la prospettiva. Io fotografo e la mia MTB (mountain bike) fa da modella.






Gruppo di bufali o bufale - credo bufale, nella cascina vendono il latte di bufala - che si riscaldano al sole, tra Rivolta e Casirate. Mah...non mi sembrava facesse tanto freddo da raggrupparsi, io ero a dorso nudo...comunque fatti loro.






Un pezzo di autostrada ancora in scatola di montaggio. Un cantiere-magazzino della BreBeMi, che starebbe per Bergamo, Brescia, Milano, con la particolarità che non passa per Bergamo ma la società che la costruisce così si chiama e hanno chiamato con lo stesso nome anche l'autostrada. Componenti di un futuro viadotto in attesa di essere incollati. Inizieranno anche i lavori per la TEM, Tangenziale Est Esterna Milano, o qualcosa di simile, che si collegherà a questo nastro d'asfalto. Ci sono anche i NO-TEM, io preferirei emigrare così risolvo un bel po' di miei problemi in un colpo solo.



Questa foto l'ho scattata qualche settimana fa dove nasce la Brebemi, la metto qui per farvi vedere dove inizia o finisce un'autostrada. Essa prende vita in mezzo ad un campo a Melzo, per il momento non ci sono strade che la servono ma i lavori nell'hinterland milanese impazzano. Sta cambiando tutto. Le chiamano infrastrutture...mi chiedo che siano le strutture allora.







Anche l'edilizia cimiteriale ha i suoi problemi di spazio. Loculi lungo le mura all'esterno del cimitero a Cassano d'Adda.  Poi li incollano insieme e nasce un colombario.
Per la vita e per la morte basta che sia cemento, meglio se armato, ché non si sa mai con tutti i delinquenti che ci sono in giro...Bleah!!!




Finisco con tre foto quasi notturne scattate dalla terrazza.







venerdì, marzo 23, 2012

Questa foto non è stata ritoccata

Rivolta d'Adda 22/03/2012

martedì, marzo 20, 2012

Ottimismo italiani, siamo comunque buona merce d'esportazione. Non solo il cervello, anche le braccia.

 
"Il guaio di un Paese sottosviluppato non sta tanto nella mancanza di capitale o nell’arretratezza delle conoscenze tecnologiche quanto nella povertà del suo fattore umano: un Paese sottosviluppato ha imprenditori che valgono poco, operai che valgono meno, professori incompetenti, studenti che studiano poco, governanti che non sanno governare e cittadini senza senso civico. Per questo il Paese resta sottosviluppato. La mancanza di capitali e l’arretratezza tecnologica e amministrativa sono più conseguenze che cause del fenomeno dell’arretratezza."

Carlo Maria Cipolla, 15/8/1922-5/9/2000, storico dell'economia, 1974.
 
La citazione non la conoscevo, l'ho trovata navigando. La riporto qui per non perderla.
 
 
 
 

sabato, marzo 17, 2012

Una croce ad Albignano





Facciamo partire il filmato e ascoltiamo una bella scampanata festosa mentre leggiamo.


 Ieri l'altro giro in bici per provare la nuova macchina fotografica, una compatta con mirino leggera e poco costosa. L'ideale da avere con sè appesa al marsupio allacciato in vita durante i giri che faccio, sì come sportivo ma anche come viaggiatore
Aiutato dalla tecnologia di google earth voglio andare a scoprire la campagna che non mi è immediatamente prossima, questa la conosco quasi perfettamente fin da bambino, che sta cambiando. Google earth mi serve per controllare se per andare dal punto A al punto B, lungo sterrati e viottoli, non debba passare  all'interno di cascine e se lungo il percorso devo attraversare un corso d'acqua ci sia maniera per farlo: un ponte, un ponticello, una trave gettata tra le sponde , anche un guado, basta che lo possa attraversare con la bici.
Un tempo non avevo problemi a passare dentro le cascine ma già da un po'  i sempre più pochi abitanti di queste hanno cominciato a chiudere il passo con cancelli e già una volta ho litigato con un contadino perchè ero su una strada sul suo terreno, figuriamoci se fossi passato sull'aia come era normale fare quarant'anni fa. Io odio trovarmi il passo sbarrato e dover tornare indietro.
Un altro problema che incontrerei a passare nelle cascine sono i cani. Anche questo è un problema recente. Fin da bambino, quando con mio padre andavamo per la campagna del mio paese, ho imparato a lasciarli abbaiare e saltare intorno a me senza preoccuparmene. I cani delle cascine erano l'esempio vivente del detto "can che abbaia non morde". Questo fino a una quindicina di anni fa quando, durante una pedalata in campagna, ho visto uscire da una stalla due vitelli, anche belli grossi, e correre verso me. Così ho pensato all'inizio, poi hanno cominciato ad abbaiare invece che muggire. Ho dovuto ricorrere a tutta la mia freddezza per restare calmo, guardare sempre dritto davanti a me e nello stesso tempo controllare con la visione periferica cosa stessero facendo oltre ad abbaiare , non variare la velocità di pedalata, non fare nessun movimento di scatto, respirare regolarmente e lentamente, fare un'ampia curva per invertire la rotta mentre le fauci sbavanti delle due belve urlanti erano pericolosamente vicine a quella parte del corpo maschile che a poco serve ma che ci è tanto cara. Un tempo al massimo si poteva rischiare un morso al polpaccio, ora il livello di rischio si è alzato. Anche i cani delle cascine, ai tempi bastardini al massimo di taglia media,  hanno subito la stessa trasformazione delle automobili verso il gigantismo e da cani si sono mutati in SUVcani.

Dicevo del giro dell'altroieri. Un giro sulle rive non facilissimamente raggiungibili dell'Adda dove il suo corso in pianura si fa tortuoso tra campi coltivati. Andarci d'estate è più difficile per la flora che diventa rigogliosa e meno bello per gli alberi, che di certo ombreggiano, ma nascondono buona parte della vista.
Ogni tanto si trovano manufatti che stimolano la fantasia.


Questa croce si trova nel territorio di Albignano, frazione del comune di Truccazzano, sulla riva dell'Adda a circa un Km. dal centro abitato. Mi ha incuriosito perchè non è una delle solite croci che si trovano lungo le strade per ricordare che lì è morta una persona. Questa è alta tra i 3 e i 4 metri e si trova in un posto non raggiungibile in automobile. Assomiglia  più a una di quelle che si trovano sulle vette. Ma qui siamo nel piattume della Valpadana, a che pro una croce così grande?
Un luogo santo?
Un'apparizione mariana forse?
Avviciniamoci, noto una lapide alla sua base.




 Leggiamo la lapide:
 ALBIGNANO
CON PIETA' CRISTIANA RICORDA 
QUESTE VITTIME DELL'ADDA
 La prima cosa che penso è un'alluvione che ha provocato la morte di 5 cittadini albignanesi., Strano, lì l'Adda scorre tranquilla e non ci sono case nella vicinanza dell'argine. Forse corpi trasportati dalla corrente e recuperati in quel luogo. Mentre sto facendo queste cosiderazioni mi accorgo che le date, di decesso o del ritrovamento, sono tutte diverse. Distanti l'una dall'altra non di giorni ma di anni. Alcune cifre sono cadute, il tempo, l'incuria e qualche vandalo ha strappato quelle che dovrebbero essere state le fotografie di questi disgraziati, ma gli anni si leggono e sono il 1959, 1960 e 1961. Probabilmente lì hanno ritrovato i corpi di questi poveretti, ma non ho nessuna certezza in merito. Ma di un alluvione che ha restituito lì i corpi di chi ha strappato dalle proprie case a monte in quegli anni non ho notizia. Che questi ritrovamenti siano durati tre anni mi fa escludere l'ipotesi alluvione. Forse incidenti, o suicidi; qualche Km a monte c'è Trezzo d'Adda e il suo ponte è famoso per quello.
Vengo attratto dalle due date  alla sinistra della lapide mentre sto pensando, hanno qualcosa di strano.
Avviciniamoci ancor di più e leggiamo meglio.


Ecco la stranezza, hanno una sola data, ed è quella del ritrovamento, manca quella di nascita perchè sono due neonati sconosciuti, morti a più di un anno di distanza l'una dall'altro.
Non so nulla di quello che è accaduto ma la prima cosa che penso è che non siano vittime dell'Adda ma di quella pratica atta al controllo della popolazione, sia numerico che morale, che assieme all'aborto era praticata specialmente in campagna. L'uccisione del neonato.
O era l'impossibilità di mantenere una nuova bocca da sfamare oppure la vergogna di una gravidanza nascosta perchè  conseguenza di un rapporto avvenuto al di fuori delle sacre leggi fino al frutto di una violenza ed era la madre stessa, a volte aiutata da altre donne, a sopprimere il neonato.
Pratica nemmeno tanto sconosciuta se è diventata una scena di Novecento, il film di Bertolucci.
Anche se l'infanticidio non è rarissimo neanche al giorno d'oggi trovo strano che fosse ancora praticato in quel modo pochi anni prima che  nascessi. Dopotutto, non l'ho mai visto fare ma era cosa nota, ancora quando ero adolescente era quasi normale sopprimere le cucciolate di gatti indesiderati buttandoli nel naviglio, che è acqua dell'Adda.  Un controllo della popolazione felina solo numerico, niente a che vedere con la morale.

Avete ascoltato suonare le campane della chiesa di Albignano?
Vi siete accorti che verso la fine si sente il suono di un allarme?
Musicalmente fastidioso, vero, ma quando ascolto le campane poste su quegli alti campanili costruiti a maggior gloria di Dio e dell'uomo credo che un allarme dovrebbe sempre mettersi a suonare.

martedì, marzo 13, 2012

IL CAMERIERE

Quelli che odio di più sono quelli che cercano di prenderti il piatto dalle mani mentre li stai servendo. Ti guardano con quel sorriso idiota mentre cercano di rubarti il piatto dalle mani, rischiando di farlo cadere, quasi volessero farti notare come sono generosi ad abbassarsi al tuo livello mentre loro stanno gozzovigliando, spendendo e spandendo per cibi che lasciano nel piatto o che ingurgitano fino all’indigestione, neanche venissero da un posto dove si muore di fame anche se sono tutti vestiti da signori.
Non importa come mi chiamo, qualcuno ancora mi chiama ragazzo anche se ho i capelli bianchi. Faccio il cameriere.
Servo.
Non capiscono che il mio lavoro è fatto di passi, movimenti ed equilibrismi che vengono costruiti ripetendoli giorno per giorno e i loro scomposti movimenti non fanno altro che rendere più difficile il mio compito. Ho imparato a farlo, come s’impara un qualsiasi altro mestiere.
Sette passi dall’uscita della cucina fino ad arrivare alla zona dei tavoli di mia competenza, stando attenti a non scontrarsi col collega semicieco che sta rientrando a prendere altri piatti o sta portando quelli sporchi dove ci sono le lavastoviglie. Due passi a destra per arrivare al tavolo tre poi mezzo passo di lato per mettermi alle spalle del cliente numero uno seduto a quel tavolo. Qualche parola per avvertirlo che sto per servirlo, un prego signore o una qualsiasi altra formula di cortesia prestampata e, quando mi accorgo che ha inteso, un altro mezzo passo per mettermi al suo fianco e…e l’idiota a quel punto cerca di strapparmi il piatto dalla mano. Se contenesse una zuppa succederebbe un macello e sarei anche costretto a chiedere scusa e a sorbirmi una ramanzina in pubblico dal padrone del ristorante.
Non lo fanno tutti ma lo fanno persone di ogni genere. Il padre del bambino che festeggia la prima comunione, vestito con l’abito della festa che ha atteso anni, chiuso nell’armadio, prima di poter vedere di nuovo la luce dopo che era stato comprato per il battesimo del figlio. O il padre della sposa che rimira la figlia e il fesso che l’ha sposata mentre conta a mente quanto risparmierà a non dover essere più lui a comprarle le scarpe. Oppure il riccastro con la sua puttana del momento che non sa che lei mi ha appena dato una mancia per fare una faccia sorpresa quando “casualmente” mi accorgo che lei non porta le mutandine. L’alto prelato in uno dei suoi rari ed inutili momenti di malintesa carità cristiana. Anche qualche signora che non sa resistere al richiamo della massaia che è in lei allunga il braccio che deborda da un abito senza maniche comprato almeno trenta chili fa per cercare di carpire qualche secondo prima il cibo che non riuscirà comunque a placare i suoi appetiti.
Tutta questa gente e tanta altra ancora è quella che servo in questo ristorante in cui sono costretto a lavorare per una paga da fame.
Ho imparato anche un’altra cosa. Se per gli altri mestieri si dice che si è un elettricista, un idraulico o un ingegnere s’intende principalmente che li si fa. Per il cameriere no. Cameriere si diventa completamente. Cameriere si finisce per esserlo. Il cameriere serve e basta. L’ho imparato vedendo come si comporta con me il mio padrone che, nel piano sopra il ristorante, abita una stanza di fianco alla mia, molto più grande e ben arredata della mia, dove ha tutto quello che gli serve, dalla scrivania con sopra il computer fino al letto circolare col baldacchino. Io sto qui perché non posso permettermi altro, lui, che possiede altre case, per non distaccarsi dalla sua roba, da quello che faticosamente ha costruito, dice lui, e per poter portare in camera, senza farsi vedere dalla moglie, che comunque non vedrebbe niente, le puttane che paga profumatamente ma sempre troppo poco per il disgusto che queste dovranno sopportare quando toccheranno il suo corpo sulla via del disfacimento. Entra sempre abbracciato alla prostituta all’ora in cui siamo tutti impegnati a preparare la sala per il pranzo della sera. Dà ordini a destra e a manca e intanto le tocca il culo e sghignazza. Poi si avvia verso la sua camera e, mentre sale le scale, ci urla di lavorare e che se ha bisogno io, oppure un altro dei suoi camerieri, quando chiamerà, di scattare e andare da lui di sopra. Lo fa per farsi vedere seminudo disteso sul letto, mentre la puttana si sta ancora rivestendo, il porco, e ci chiede sbadigliando come procede il lavoro e di portagli una bottiglia d’acqua, una volta naturale e un’altra gasata, non importa. Lo fa solo per farci vedere che è lui il gallo del pollaio.
Da in po’ di tempo si è appassionato ad un gioco che si fa col computer in internet, una specie di ritrovo tra persone che si vedono sullo schermo disegnate come cartoni animati, ma dei bei cartoni animati, in cui è possibile avere proprietà e costruirci case e tutto quello che si vuole e si riesce a disegnare. Quando me ne sono accorto, vedendolo distratto da quello che appariva sullo schermo del suo computer, un giorno che ero in camera sua per portargli i rendiconti della sera, gli ho detto che un po’ con l’informatica me la cavavo e che in quel gioco ci ero capitato anni prima. Gli ho spiegato che avevo imparato a costruire e che potevo essergli utile per rendere unica la sua casa, o qualsiasi altra cosa lui desiderasse in quel gioco. Lui mi ha squadrato, mi ha detto di dimostrargli quello che dicevo e mi ha fatto sedere alla sua scrivania. Prima di diventare cameriere facevo altro, in un paio d’ore gli ho migliorato la parte dei possedimenti che aveva in quel gioco che mi aveva messo a disposizione per esaminarmi. Gli è piaciuto molto quello che ho fatto quella sera e mi ha ordinato di iscrivermi di nuovo a quel gioco, immediatamente dopo aver ammirato il mio lavoro.
Mi ha dato il suo vecchio computer perché potessi collegarmi dalla mia camera, questo almeno mi ha procurato il vantaggio di non sentire la sua puzza mentre ero occupato a rendergli il divertimento più piacevole e ad aumentare il suo poteruncolo pure lì.
Mi sono offerto solo per una ragione. Non arrivavo a sperare che mi aumentasse la paga ma che magari, visto il buon lavoro che ero sicuro di saper fare, mi avrebbe allungato qualche banconota in un impeto di generosità. Ma il vecchiaccio è anche avaro col braccino tanto corto da non riuscire più nemmeno a farsi seghe. Sono andato avanti per mesi a costruire cose che potessero soddisfare le sue perversioni ma di soldi nemmeno l’ombra.
Mentre costruivo case, mobili e anche nuove posizioni erotiche per far divertire quel maiale, vedevo arrivare nella sua proprietà quelli che lì erano i suoi amici, o meglio, le sue amichette. Un harem di troiette che morivano dietro a questo vecchio porco obeso e sudaticcio anche quando siamo sottozero. Non capisco che ci trovino in lui, non le paga nemmeno, ma è circondato da questa mandria di bambine infoiate e in eterna ricerca del maschio alfa dei loro incubi tanto da aver sempre fretta di darla via anche quando sono solo disegnate dentro uno schermo. Credevo di guadagnare invece anche le mie notti sono diventate un inferno. Devo star sveglio fino a tardi collegato a quel gioco e guardare quello che il pervertito fa, sempre pronto ad esaudire ogni suo desiderio. Fammi apparire questo, fa scomparire quello, insegna a questa troia come ci si mette alla pecorina; e io devo farmi in quattro per accontentarlo, costruisco, sposto, insegno…per fortuna che non è gay altrimenti avrei passato il resto di quelle notti al cesso a vomitare.
Proprio ieri per un attimo ho sperato che fosse arrivato il momento in cui avrei avuto qualche vantaggio, economico naturalmente. Magari una mancetta o un piccolo fuori busta tanto da potermi permettere di comprare qualcosa che mi piace. Mi sbagliavo.
Mi aveva mandato un messaggio privato mentre eravamo collegati a quel gioco dicendomi che stavo facendo un buon lavoro e aveva deciso di premiarmi. Immediatamente dopo era apparsa sulla scena la peggiore delle sue cagne, una bionda mozzafiato con due tette enormi e un culo che urla sfondami, l’avevo aiutata io a disegnarsi così per soddisfare i desideri del lurido verme, ma con una testa da vecchia rincoglionita o da bambina scema. Quel pervertito del cazzo le dice, in pubblico, che il suo servo è stato bravo e che merita un premio. Le ordina di farmi un pompino e ovviamente quella acconsente. Ecco il premio che mi son meritato, quello di essere il suo bravo cameriere anche lì. Già, sono un cameriere e lo sono sempre.
Servo.
Questo è il mio premio: sentirmi dire ancora una volta chi sono mentre due figure dalle sembianze umane ma dalle forme improbabili fanno cose zozze su uno schermo perché il porcello sudaticcio l’ha ordinato e gode a vedere la gente che fa quello che vuole lui. Quando l’ho sentito sghignazzare dalla sua camera sono corso in bagno e ho vomitato veramente.
Adesso sto, lentamente, distruggendo tutto quello che ho costruito lì in questi ultimi mesi. Gli ho fatto sparire il lettone, demolito un muro, ora gli distruggo il tappeto dove ci sono le animazioni per fare le orge e comincio ad ejectare dalla sua proprietà digitale le amichette con cui si sta divertendo, una ad una, e ho fatto in modo che non possano né rientrare né comunicare con lui. Il bastardo non capisce un cazzo di computer e all’inizio penserà ad uno dei soliti malfunzionamenti del sistema informatico, poi comincerà ad innervosirsi.
Tra poco lo sentirò bestemmiare e allora prenderò lo scortichino che ho portato in camera. L’ho preso in cucina questo pomeriggio e l’ho affilato con la pietra più fine che ho fino a farlo diventare tagliente come un bisturi e quando mi ordinerà di correre da lui andrò in camera sua e glielo pianterò in gola. Quando il porco avrà finito di buttar sangue tornerò qui a prendere il mio coltello, l’unico ricordo che mi rimane dei tempi in cui non ero ancora cameriere e che ho curato come fosse un figlio, sempre col filo perfetto e la lama oliata il giusto, me ne uscirò all’aria aperta e con questo mi taglierò la pancia; perché questa è l’unica maniera per distruggere veramente tutto.
Perché questo e il solo modo per distruggervi tutti.



Potete trovare questo scritto con delle belle illustrazioni, insieme ad altri interessanti articoli, nel nuovo numero di EsseElleMovieMagazine (clikkandoci sopra si apre la pagina web)


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lunedì, marzo 12, 2012

La poesia dell'economia

E noi serem flessibili
come elastici estensibili
al variar della domanda
a calare la mutanda.


Non son versi ma son rime, se fossero versi sarebbero zoppi...d'altronde l'economia come va?
L'avevo pensata a fine anni '90, la scrivo qui ora. Non è cambiato molto d'allora.

Per chi preferisse la prosa il miglior libro di economia e finanza che ho letto è:
Spider Robinson - La Notte del Potere (1985). Titolo originale, Night of Power.

sabato, marzo 10, 2012

Rimuovere l'illegalità



Non servono altre parole, vero?

venerdì, marzo 09, 2012

Breve videocorso per diventare bancari (nonostante la cravatta)

Abito scuro ed eseguire gli ordini del banchiere fuori campo.
Ai più bravi e solerti una menzione personale.
I meno dotati ad eseguire gli ordini senza discutere...sportellisti a vita, con la paura di essere sostituiti da un bancomat.
Stiamo andando verso un mondo bancario...

mercoledì, marzo 07, 2012

Lucia Mannucci

Stanotte Lucia Mannucci è morta.
Nella colonna sonora della mia infanzia il Quartetto Cetra è tra i migliori ricordi.





martedì, marzo 06, 2012

Come curare il sistema finaziario globale

Il sistema finaziario globale, quello che funziona grazie alla circolazione di denaro, quella cosa che tutti cercano ma nessuno sa cosa sia, funziona male.
Che si fa allora?
Si inietta nel sistema altro denaro.
Il video seguente spiega brevemente come funziona questo tipo di cura.