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sabato, giugno 26, 2010

¿Qué es la vida?

¿Qué es la vida? Un frenesí.
¿Qué es la vida? Una ilusión,
una sombra, una ficción,
y el mayor bien es pequeño;
que toda la vida es sueño,
y los sueños, sueños son.


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Cos'è la vita?, Una follia.
Cos'è la vita? Un'illusione,
un'ombra, una finzione,
e il bene più grande è piccolo:
che tutta la vita è sogno,
e i sogni, sogni sono.

                                (Pedro Calderón de la Barca)


Poi, questre parole, sono arrivate alle orecchie di qualcuno della RAI e, tal Marzullo, è riuscito a mandare tutto in vacca.
Ma siccome non c'è limite al peggio...


mercoledì, giugno 23, 2010

Buongiorno

 Questo racconto, in origine, era parte di un mio commento sul blog La Dolce Alexia. Leggermente riadattato lo riporto qui.                                                                                                                                                                                                                                                                                                        A volte basta un buongiorno per creare scompiglio, che mondo strano! A  Milano quasi non si saluta il vicino di pianerottolo. In montagna non è così. Quando mi trovavo in vacanza in Scozia non era così. Ci si saluta comunque, sia tra conoscenti che tra sconosciuti, quando ci si incrocia. In posti spopolati è anche una maniera per tranquillizzarsi a vicenda; ti saluto perché non ho intenzione di farti del male e spero che anche per te sia così. Nelle grandi città questo non è possibile per il numero di persone che vi abitano, troppa gente da salutare. A Milano però c'è un qualcosa in più che l'ha eletta capitale italiana del non saluto. In una delle prime scene del film Miracolo A Milano il protagonista, uscendo ormai adulto dall'orfanotrofio in cui è stato allevato, saluta sorridente la prima persona che incontra e questa reagisce in modo sorpreso e spaventato fino a manifestare vera e propria irritazione.:”Non ci conosciamo e mi saluti? Cosa vuoi? Sei matto? Sei un ladro...”? Io sono milanese, anche se di campagna, questi comportamenti non li ho appresi, li ho respirati da quando sono nato. Milano e la sua campagna è quella parte del mondo che sta attorno a me, quella che conosco meglio, ma certe volte capita che un comportamento quotidiano, ritenuto normale ed educato, venga - come posso dire? - usato in modo tanto pesante da risultare fastidioso. Anni fa mi trovavo in San Babila con un amico, stava cercando un libro ed io lo stavo accompagnando in un giro per librerie.
Passiamo davanti ad un bar ed il mio amico, molto più tipo da bar di me, io tendo ad evitare i locali pubblici, mi offre un caffè. Ad un caffè non dico mai di no. Ci avviciniamo al banco ed il barista, mentre è al telefono, ci indica che bisogna prima pagare. Alla cassa una ragazza, anche lei al telefono, continuando a parlare, prende i soldi, non capisco come abbia potuto intuire che volessimo due caffè, e batte lo scontrino. Riandiamo al banco, il barista, ancora al telefono, prende lo scontrino e ci serve i caffè. Li beviamo e usciamo senza un grazie né un buongiorno. Appena usciti mi fermo di scatto e dico al mio amico: “ Ma siamo diventati invisibili o qua in centro si comunica solo per telefono e tu gli hai telefonato prima per ordinare i caffè”?. Lui ridacchia. Entriamo in una libreria, giro tra gli scaffali e finalmente troviamo il libro. Via a pagare che si fa tardi. Alla cassa c'è un po' di gente, io ed il mio amico, siamo due pessimi italiani, ci mettiamo in fila chiacchierando tra di noi. Ad un certo momento mi scappa l'occhio sulla cassiera, è una signora bionda tinta – a Milano tutte le bionde sono tinte, specialmente le bionde naturali – e anche lei sta telefonando. Tiene la cornetta tra la testa e la spalla per avere le mani libere e continua a parlare, non mi importa quello che dice, ma noto che non degna di uno sguardo o di una parola la signora che stava pagando davanti a lei. “Accidenti” penso “un cafone posso metterlo in conto di trovarlo, due anche, ma addirittura tre di fila”! “No, non è possibile, non può essere solo cafoneria, deve essere successo qualcosa, oppure...” E' stato in quel momento che ho preso reale coscienza di vivere nella terra del non saluto. Ma così, nemmeno salutarsi quando si ha un rapporto sociale, seppure breve e fugace come può essere il pagamento di un acquisto, era troppo, veramente troppo. Dovevo fare qualcosa. Io, una persona timida, mi metto a fissare la bionda insistentemente e con il viso rilassato e contento come solo un uomo in pace con sé stesso e con il mondo può avere. La fila si assottiglia e lei imperterrita continua fare il suo lavoro di cassiera e a parlare al telefono senza dimostrare a nessuno di quelli che gli passano davanti che li riconosce come persone. Io continuo a fissarla, non le tolgo gli occhi di dosso neanche per un solo momento.
Si accorge che la sto guardando ma non credo ci faccia caso tanto era presa da quello che stava dicendo al telefono. Ascolto alcune parole, è una telefonata passatempo senza dubbio.
Arriva il momento in cui tocca a noi. Ora le sono vicino, posso osservarla meglio. No, non è una cassiera o un'impiegata; è vicina ai 50, o li ha superati da poco portandoli molto bene, una bella donna, vestito elegante e serio, un tailleur classico con sotto una camicetta, colori sobri e ben accostati, un discreto numero di gioielli. Non è proprio una cassiera. Sarà la padrona? La direttrice? Poco importa, non sto facendo nulla di male, la sto solo fissando cercando il suo sguardo. Non mi passa neanche per la testa di farle qualcosa di male, del tipo mi chiami il direttore, esigo rispetto o altre chiassate simili. Non mi comporto mai così. Il mio amico paga, nessun saluto. Allora io mentre le sto passando davanti per avviarmi verso l'uscita, sempre guardandola, do un colpetto al banco con un dito per attirare l'attenzione e quando i nostri sguardi s'incrociano, col più sincero sorriso che posso fare e con un tono di voce chiaro, abbastanza alto ma non urlato, le dico: “Buongiorno”. Il mio buongiorno la coglie mentre sta dicendo una parola al telefono che tenta di troncare per rispondere anche lei buongiorno, mentre mi guarda un po' stranita, ma il passaggio tra la parola che già stava dicendo ed il buongiorno le provoca un leggero colpo di tosse che le fa scivolare la cornetta del telefono, tenta di fermare la caduta con la mano con cui teneva i soldi che cadono disordinatamente in parte nel cassetto e in parte fuori. Mentre si china a raccoglierli, neppure per un momento i nostri sguardi si erano separati, io, sempre sorridente, ma non irriverente o con una smorfia di divertimento - se il posto dove era seduta fosse stato accessibile l'avrei aiutata a raccogliere quello che le era caduto - esco dal negozio. Chissà che avrà pensato? Si sarà accorta che aveva davanti una persona che aveva voglia di essere riconosciuta come tale o mi avrà ricoperto d'insulti, anche solo pensati? Non lo saprò mai. A me basta il ricordo di quel viso sorpreso. La sorpresa di un semplice buongiorno.                                                                                                                                                                                                                    03/08/2009

martedì, giugno 22, 2010

Non molto lontano



Non molto lontano, non molto distante.
La distanza...
Il rispetto è comunque una distanza, la sua mancanza però può arrivare ad essere una distanza infinita.
E anche la vicinanza è una distanza. Qualche volta può essere sentita in maniera diversa a seconda di chi la percepisce e diventa intromissione.
Insomma...C'entra niente con la canzone, suppongo.
Però avere, ogni tanto, qualcuno vicino, potrebbe anche essere bello...
Però...

lunedì, giugno 21, 2010

Valcamonica

"Marco (ma mi chiamò col cognome) vai alla lavagna".
"(Alla lavagna durante la consegna dei temi in quarta liceo? Strano)".
Pensai mentre andavo verso la cattedra.
Arrivato alla lavagna mi misi a guardarla finchè, quasi subito, mi disse:
"Prendi il gesso e scrivi olio".
Capii immediatamente e lo capii a mio modo, quello giusto.
Mi stava insultando.
Sì, in quarta liceo essere chiamati alla lavagna per scrivere una parola, sicuramente scritta in modo sbagliato, doveva essere solo una maniera d'insultarmi. Non l'avevano fatto i professori che avevo avuto negli anni precedenti e anche lei non l'aveva mai fatto con chi, prima e più di me, aveva fatto qualche errore d'ortografia.
"L'ho scritto con la g"? Chiesi.
"Scrivilo alla lavagna".
Me ne stetti fermo.
"Ma perchè? L'ho scritto con la g? Se è così ho sbagliato, olio si scrive senza la g. Sa, mi sarò confuso col fiume, quest'estate sono stato in Val Camonica".
"Ah, in Val Camonica...Torna al posto".
Mi consegnò il compito, non mi ricordo il voto.
Non era riuscita ad insultarmi come avrebbe voluto.
Da lì in poi, per me, fu sempre peggio.



                                      

giovedì, giugno 17, 2010

essere sè stessi

Ho guardato sul libretto uso e manutenzione, indice alfabetico, ma tra "educazione" e "frasi da usare in pubblico" non c'è nulla.
O la funzione non è implementata o è un optional per altri modelli

:-(

mercoledì, giugno 16, 2010

Non sapevo di sapere il tedesco

Rammstein - Te quiero puta



Azz...Capisco tutto!!!

lunedì, giugno 14, 2010

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Ascolto al tg3 questa citazione di Machiavelli:

"Il vizio usato per difender lo stato risponde ad una esigenza collettiva".

O una cosa del genere, non è una citazione di una citazione letterale, ma il senso di quello che diceva il giornalista era quello.
Tralascio il perchè di questa citazione in un servizio perchè immediatamente mi trovo assorto nei miei pensieri.
Penso:

"E lo stato usato per difendere i propri vizi a che cazzo di esigenza risponde"?

Quello che per me è la rete



Saranno ormai passati 10 anni, forse un po' di più, da quando passavo le notti a scaricare da napster, il sito di downloading che fu costretto a chiudere e a riciclarsi in negozio di musica, canzoni che per la maggior parte erano o vecchie o introvabili. Non m'interessava fregare i diritti d'autore alle nuove uscite, che comunque già non ascoltavo più, e la musica classica in mp3, nonostante il mio scarso orecchio, perde troppo.
C'era in napster una messaggeria istantanea, forse anche una possibilità di chat mi pare, che io ai primi tempi non usavo affatto. Per la maggior parte erano messaggi con scritto solo asl, age, sex, location a cui non rispondevo o l'italianissimo m o f a cui rispondevo t. Poi cominciai a trovare qualcuno con cui c'era qualcosa da dire, e un po' in italiano, un po' in uno spagnolo arrabattato, la maggior parte in francese e con il mio scarso inglese iniziai a "parlare". Contatti di una sera, un po' di politica e di musica, nient'altro.
Una sera, mentre stavo scaricando qualcosa della DDR, mi contattò un tizio che mi chiese, prima in tedesco, ma era uno scritto che sembrava articolato e gli chiesi di ripetermelo in inglese, come3 mai stessi scaricando quel genere di musica. Parlammo un po' e gli spiegai come dall'inno della DDR fossi arrivato agli Oktoberklub e di quanto fossi curioso di sapere il testo della prima loro canzone che avevo scaricato perchè conoscevo solo 4 parole di tedesco e mi avevamo divertito. Ai tempi non era così facile trovare il testo in rete neppure in tedesco. Si offri immediatamente di procurarmelo e addirittura incaricò la sua fidanzata, che diceva essere più esperta di lui in inglese, di fare la traduzione. Ci scambiammo le mail.
La sera dopo avevo già nella casella di posta i testi . 
Purtroppo il pc di mia sorella, dopo un po' si guastò e persi tutti gli indirizzi.
Ecco, per me la rete è questo.  
Una possibilità di scambio, un do senza l'ut des, una maniera di rimanere in contatto col mondo anche per chi con questo mondo vuole mantenere contatti limitati.
Non sono qui ad inventarmi una vita che non ho avuto e che è sempre più difficile avere. 
Non m'interessa farlo.
E se, qualche volta, i miei comportamenti possono sembrare infantili, considerate il fatto che basta un granello di sabbia per inceppare un meccanismo. Io ero uno di quelli che quando andava in pizzeria cercava sempre il posto con le spalle al muro, che ha bisogno di vedere sempre la via di fuga, nonostante non abbia nessun motivo razionale per fare questo.
Per me la rete deve rimanere un posto dove ci s'incontra. Un posto dove anche sperimentare quello che sarebbe insperimentabile, almeno per me, in una situazione completamente fisica, o, come va di moda dire adesso, reale. Se diventasse un posto dove si gioca solo a fregarsi...beh...sparirei. Tornerebbe ad essere due fili, sono all'antica, al doppino telefonico non ci rinuncio, che dal mio pc vanno in un altro pc solo per scambiarsi numeri.
L'ho fatto per anni.
Per ancora un tempo maggiore non ho avuto nemmeno un pc...
Sono talmente bravo a farmi del male da solo che l'aiuto di altri non mi serve, non lo voglio.




sabato, giugno 12, 2010

Writing :-(

il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca   il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca  il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca   il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca  il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca   il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca  il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca   il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca  il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca   il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca  il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca   il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca  il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca   il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca  il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca   il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca  il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca   il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca  il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca   il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca  il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca   il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca  il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca   il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca  il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca   il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca  il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca   il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca  il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca   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    il mattino ha l'oro in bocca   il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca  il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca   il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca  il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca   il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca  il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca   il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca  il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca   il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca  il mattino ha l'oro in bocca      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il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca   il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca  il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca   il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca  il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca   il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca  il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca   il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca  il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca   il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca    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    il mattino ha l'oro in bocca  il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca   il mattino ha l'oro in bocca         il mattino ha l'oro in bocca        il mattino ha l'oro in bocca




Per fortuna hanno inventato il copia-incolla, altrimenti ci sarebbe da impazzire...

Nina Simone - Ain't Got No...

martedì, giugno 01, 2010

Perchè sono un fumatore e non un alcolizzato

Non so perchè ma fin da piccolo ho la tendenza a provare sulla mia pelle.
Per fortuna ho sempre avuto abbastanza testa per non fare cose completamente sconsiderate. Per esempio, di provare il veleno per topi, anche solo in dosi minime, non mi ha mai nemmeno sfiorato il contenuto del cranio.


Non ricordo esattamente l'età, ma tra i 12 e 14 anni con buona probabilità, decisi che era ora di provare cosa significava essere ubriachi.
Non provengo da una famiglia ossessiva e, benchè ora molti non saranno d'accordo, la lingua nella grappa l'ho bagnata molto giovane. Dosi farmaceutiche di grappa alle pigne le assumevo anche quando mi veniva il mal di gola. Questo comportamento dei miei ha avuto il vantaggio di stroncare sul nascere il fascino del proibito; mi spiegavano, anzi, l'importanza della quantità oltre a quello della qualità.
Dunque, la decisione di provare gli effetti della sbornia aveva solo delle motivazioni, chiamiamole così, scientifiche.
Una sera, forse quella sera ero solo in casa con i nonni, ma non potrei giurarci, aspettai quando tutti furono andati a dormire e, silenziosamente, cominciai a bere.
 Avevo progettato tutto per bene. Non potevo bere da una sola botitglia, il rischio che se ne accorgessero sarebbe stato troppo alto vedendo, che ne so, una bottiglia svuotata per una metà o un quarto; non sapevo quanto potevo ingurgitare, ma guardando i grandi era evidente che anch'io dovevo bere una quantità di alcolici che non si poteva non notare se assunta da una sola bottiglia.
 Allora bevvi un sorso da una, un'altro da un'altra, mezzo bicchiere di vino...Casa mia non è mai stata troppo rifornita di alcolici e questo avrebbe potuto compromettere il buon esito dell'esperimento ma il mio stomaco, ben prima di qualsiasi effetto d'ebbrezza, quando sentì arrivare la grappa sul vino, disse basta; corsi in bagno e vomitai in silenzio.
E' stata, quella, la sola volta che cercai di ubriacarmi da solo in tutta la mia vita.

Al contrario, le sigarette avevano il fascino del proibito.
Avevo provato, di nascosto, qualche mozzicone, ma mai aspirando. Un'imitazione dei comportamenti dei grandi che lasciava in bocca un sapore abbastanza sgradevole. Quando, non so sentendo chi, ascoltai che il fumo lo respiravano, m'incuriosii. Cominciai a fare domande a mio padre, che ebbe la malaugurata idea di cercare di spaventarmi invece che spiegare.
Mi disse che la prima volta che fumò si sentì male , che quasi svenne, che era una cosa schifosa...Ma me lo diceva mentre stava fumando.
E poi perchè continuava a fumare se era stata un'esperienza tanto negativa?
Dovevo sapere.
Un giorno, avrò avuto 16 o 17 anni, mentre ero solo in casa, accesi una sigaretta presa dal pacchetto di mio padre qualche giorno prima, volevo essere sicuro che non si fosse accorto della mancanza. Per sicurezza, non si sa mai, mi sedetti su una poltrona nel caso che fossi svenuto; non ci credevo molto ma sono un tipo prudente.
Aspirai una bella boccata di fumo e lo inalai.
Mi piacque.