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venerdì, marzo 25, 2011

governo italiano (scritto tutto in minuscolo)

abbiamo un ministro degli esteri che, sì, è vero, parla almeno inglese e francese, ma va in giro per il mondo a cercare carte per sputanare gli avversari del suo capetto come se fosse l'ultimo galoppino dell'ufficio tecnico di un qualsiasi comune.
ormai la vendita delle cariche è fatta alla luce del sole, neanche nel medioevo papi e vescovi vendevano le indulgenze un una maniera così vomitevolmente aperta.
però, almeno una cosa funziona. il portale del governo, per una corretta informazione , ci tiene a farci sapere cose di fondamentale importanza per il cittadino che lo ha democraticamente eletto; leggere il link seguente.


per favore, togliete il diritto di voto, a partire da me.

mercoledì, marzo 23, 2011

Servizio di leva

Mio cugino mi sorprese per come riuscì a cavarsela bene durante il servizio di leva.
Nervosissimo, anche più riservato di me dopo uno choc da primo anno del liceo, il militare lo passò bene, per quello che mi raccontò.
Dopo il CAR, quando arrivò al reparto, un ufficiale chiese se c'era qualcuno che era medico. Lui rispose che proprio medico non era ma aveva la laurea in odontoiatra.
Lo presero lo stesso e passò 11 mesi a dormire in infermeria e, quando i suoi commilitoni marciavano, a dormire in ambulanza. Non conobbe il nonnismo, mi diceva che in pratica aveva la camera privata, non doveva neanche svegliarsi presto al mattino.
Era capitato in un battaglione, credo che la definizione sia esatta, ma forse reparto può andare bene lo stesso, che aveva il missile. Attenzione, non un reparto missilistico ma un reparto dell'esercito che, in collaborazione con gli americani, aveva un missile, uno di numero.
Mi raccontò di quando durante delle manovre, in cui si simulava il lancio di questo missile verso non so quale città dell'est europeo, ma vicina alla frontiera italo-iugoslava, sbagliarono i calcoli e distrussero Venezia, la colpirono proprio vicino a piazza San Marco.
Un'altra volta mi disse che passò, sempre per delle manovre, una settimana sul greto di un fiume. I suoi commilitoni in tenda e lui sull'ambulanza. Erano manovre assieme agli americani, i reali possessori di quel missile.
Io, neanche tanto per scherzare, ma un po' avendo in mente i film di guerra, gli dissi: "Eh, quelli sono qui a fare il soldato veramente, mica come noi che ci mandano in caserma per imparare a sparare con le armi della seconda guerra mondiale. Quelli sono volontari, chissà che disciplina!"
Mi rispose ridendo: "Ma quelli sono impiegati statali. Si ubriacano di birra ogni sera, prima delle 11 di mattina non sono in piedi e passano la giornata a fare un cazzo aspettando la sera per ubriacarsi di nuovo".

martedì, marzo 22, 2011

Non è tanto la muffa

 

Non è tanto la muffa, quella me l'aspettavo e anche i licheni non sono un gran problema.
Già i funghi cominciano a darmi un po' di fastidio.
Ma sono le alghe che mi preoccupano!

(foto del retro di un mobile della sala di casa mia)

[però... un'opera d'arte così potrebbe essere venduta per fior di milioni, si sarebbe detto un tempo]

:-(

domenica, marzo 20, 2011

Anche oggi...

Bella, non bellissima, giornata di sole.
Svegliato tardi e alzato ancora più tardi.
Andato per pranzo a casa della sorella.
Ascoltato per caso qualche parola di troppo.
Ritornato tra le mie macerie.
Anche oggi salto il pranzo.
Non vedo futuro.

sabato, marzo 19, 2011

Patti Smith - Frederick 1979



I miei, finalmente, comprarono uno stereo quando avevo 16 o 17 anni.
Il primo disco che acquistai, senza alcun senso critico, solo per avere un disco che avevo comprato io, fu la febbre del sabato sera.
Ma il primo disco che veramente acquistai perchè lo volevo fu Wawe di Patti Smith.
Non mi ricordo dove sentii Frederick, probabilmente alla televisione, ma mi ricordo bene il viaggio in metro a Milano, nel mio paese era già tanto trovare i 45 giri di Orietta Berti, e il negozio di dischi nei sotterranei della stazione di Loreto dove andai a comprarlo. Si chiamava Disco club ed era l'unico negozio di dischi che conoscevo allora. Ci ero andato qualche volta con i miei cugini più grandi che abitavano a Milano.
Dopo aver aver fatto passare una fila di dischi, cercando come si cerca in uno schedario, lo trovai.
Tornato a casa lo ascoltai mentre guardavo il depliand che c'era al suo interno, con il testo scritto in corsivo e le fotografie. C'era anche la foto di Papa Luciani.
Frederick...Io amo questa canzone anche se ancora oggi non so di che parla; é un amore primitivo che mi parrebbe di distruggere se m'impegnassi troppo a tradurla e il mio orecchio per l'inglese è quasi sordo.
Sono andato a riprenderlo ora, lo sto guardando.
Non so chi sia, ma l'occhio mi è caduto su una foto sopra cui c'è scritto:

dedicated to ivan kral
born in prague, czechoslovakia
nationality: stateless

Stateless...è una sfortuna o è una fortuna?

giovedì, marzo 17, 2011

L'unità d'Italia

Alcuni anni fa, forse ormai decine di anni fa, mio padre si trovava a lavorare a delle centraline idroelettriche, risalenti in origine ancora all'impero Austroungarico, sul canale Dottori, in Friuli. Mi capitava che, per inconvenienti vari, andassi a prenderlo per riportarlo a casa per il fine settimana.
La prima volta che ci andai passammo tutto il pomeriggio in giro, dopo una rapida visita alla centralina di Monfalcone. Grado, Palmanova, Aquileia...
Sì, io e mio padre abbiamo ritmi di visita che per i più sono insostenibili. Spostamenti tra una città e l'altra in automobile, certo, ma poi sempre a piedi. Di Grado ricordo varie chiese, di cui in una, piccola, in cui mio padre si diresse spedito verso l'altare e sollevò la tovaglia che lo copriva lasciando l'altare nudo. Mentre lo guardavo, e intanto mi guardavo attorno, con una certa vergogna, per vedere se qualcuno gridasse al sacrilegio, mio padre disse che era convinto che lì, sotto la tovaglia, scolpito sulla tavola di pietra di quell'altare , ci fosse un simbolo paleocristiano. Non vedendolo disse solo che doveva essere in un'altra chiesa che aveva visitato in precedenza e rimise al posto la tovaglia esattamente come l'aveva trovata. Andando in giro con mio padre era IMPERATIVO lasciare sempre tutto come lo si aveva trovato. Proseguimmo con il museo archeologico, o di arte paleocristiana. Visitammo la basilica di Aquileia e i suoi mosaici, continuammo a camminare nei suoi dintorni e vedemmo i ruderi, pochi, del canale porto di questa ex grande città per poi risalire in macchina per andare a vedere i bastioni di Palmanova. A Palmanova obiettai solo una cosa, che ci sarebbe voluto l'elicottero per apprezzarla veramente. Ora, con tutte le immagini satellitari che si trovano in internet, non servirebbe più.
In tutti questi spostamenti ci fermammo a vedere diversi cimiteri di guerra. E' un'interesse famigliare più che turistico. Lì, nella zona dove mio padre stava lavorando, suo padre, mio nonno, si trovò a fare il soldato durante la Grande Guerra.
Infatti, dopo la visita alla centralina elettrica, la prima meta fu il cimitero più famoso di quei posti: il sacrario di Redipuglia.
E fu lì, nel primo pomeriggio di un venerdì che mio padre, in piedi tra il sarcofago del Duca e quello di un suo generale, guardandoli e poi  guardando verso la scalinata deserta, si girò verso di me, unico altro essere vivente in quel luogo in quel momento, e mi disse:
"Le gerarchie dei vivi stabiliscono le gerarchie dei morti".

domenica, marzo 13, 2011

Diario di viaggio (prima parte)

Il 1981 fu per me, e solo per me, un anno tremendo. Me ne accorsi subito, ma gli strascichi furono anche peggiori.
Nonostante tutto ci fu anche qualcosa di bello. Le vacanze che feci con i miei amici. Partimmo in 2 il 23 luglio, altri 3 sopraggiunsero dopo perché dovevano ancora sostenere l'orale della maturità.
Quell'anno avrei dovuto fare anche io la maturità. Non successe.
I primi giorni di ferie, solo i primi giorni, per passare il tempo io e il mio amico tenemmo un diario di viaggio. In mancanza di ispirazione, di voglia e per puro esercizio dattilografico, riscriverò qui alcune sue parti.
La calligrafia con cui è scritto è la mia, ma ciò che è scritto è l'incontro di 2 teste, la mia e quella del mio amico, a cui, per la solita storia della privacy, cambierò nome e lo chiamerò Amilcare.

Prima di iniziare la battitura, un vocabolario per rendere comprensibili sigle e termini gergali che qui verranno usati.

U.R.C. : Unione Rivoluzionaria Cisalpina. Usavamo questa sigla per definirci. Era nata per gioco poco tempo prima, durante una caccia al tesoro a cui partecipammo, e rimase un gioco chiamarci a volte così.
Sblaf: Ragazza, fighetta, ...non mi ricordo come è nata questa parola.




23/Luglio/1981
Giorno I° avanguardia U.R.C.
Firenze
Ore 7:55 On the train at last.
Tempo brutto, nessuna sblaf all'orizzonte, fame incipiente da primo mane. Prime avvisaglie del mal di testa di Amilcare che lo delibiterà per tutta la giornata.
Dopo un rilassante e casto viaggio in treno (nello scompartimento c'erano una suora e due infermiere)[P.S. C'erano anche 2 sblaf (e pure niente male) ma rigorosamente controllate dalla madre, Amilcare che scrutava troppo di fino la figlia è stato rimesso prontamente sui suoi passi con un Corriere della Sera].
Visitati monumenti vari e abbiamo trascinato le nostre stanche membra per gli interminabili corridoi degli Uffizi. Affannosa ricerca di cibo. Consumate rapidamente le deboli provviste portate da casa abbiamo voracemente affogato le nostre tendenze antropofaghe su un indifeso pollo fritto da (SIGH) 5000£.

Avventura della notte

I nostri eroi valutata la loro sana costituzione decidono con molta sicurezza di pernottare a San Miniato senza l'inutile sacco a pelo.
ore 20: Data la stanchezza decidono di prendere sonno (Cosa non facile per i sospiri di libidine delle varie coppie distese intorno a noi).
ore21:30 Terminato primo breve sonno (30 minuti circa). Sorgono i primi dubbi sull'umidità de luogo e i primi rimpianti per il tepore del sacco a pelo inutilmente sostituito da un misero K-way.
ore 23:25 Al K-way si sovrappongono fogli di giornale raccattati nei vari cestini dei rifiuti per arginare l'imminente assideramento.
ore 00:30 Il sonno non arriva, 2 sagome tumefatte e intorpidite dal gelo ingaggiano una tremenda quanto inutile lotta per cercare di frenare la dispersione termica.

24 luglio    Venerdì

ore 2  "URC SI; SUICICI NO" è l'urlo che si alzò dall'accampamento e decidemmo che era preferibile vivere male camminando che morire dormendo. Iniziata una lunga marcia che da San Miniato ci porterà alla stazione.
ore 4 Arrivati alla stazione. Preleviamo gli zaini decidendo di dormire sul freddo marmo.
ore  4:30 ora presunta in cui andiamo in catalessi.
ore 5:30 Lo stato comatoso viene rotto da un agente della Polfer che ci sollecita a sgomberare il campo.
ore 5:40 Due larve inebetite da meno di 3 ore di leggero sonno si aggirano per  Firenze cercando disperatamente il ristoro di un cappuccino.
ore 7 Schifati e rifiutati dalla vita by night di Firenze decidiamo con molta fermezza di appropinquarci il più presto possibile all'isola del Giglio.
ore 10:58 La stazione espelleva il nostro treno e la città si liberava di noi come defecando 2 soggetti a lei non congeniali.

(continua)



venerdì, marzo 11, 2011

Rebus

giovedì, marzo 10, 2011

Il nuovo libro di Joseph Ratizinger, di professione Papa

"Con il suo annuncio Gesù ha realizzato un distacco della dimensione religiosa da quella politica, un distacco che ha cambiato il mondo e che veramente appartiene all'essenza della sua nuova via"

Leggo le parole sopra, tratte dalla novità editoriale di  Joseph Ratizinger, su un articolo di Repubblica:
http://www.repubblica.it/esteri/2011/03/10/news/papa_libro_anticipazioni-13415487/index.html?ref=search

Qualche tempo prima avevo guardato il seguente video, fatto da un suo collega, seppur in posizione gerarchica inferiore:

mercoledì, marzo 09, 2011

Un estratto dalla Seconda Commedia.

Un estratto dalla Seconda Commedia.


Voglio qui riportare un estratto di un’opera teatrale che si rappresentava tanto tempo fa, quando era ancora in uso il monitor per poter vedere, ma non ancora entrare dentro, altri mondi. Gli ologrammi interattivi, che adesso sono il mezzo normalmente adoperato per poter vivere le nostre molteplici vite, erano lungi dall’essere inventati.
Questa pièce s’intitola La Seconda Commedia, opera in più atti e diverse scene, della quale, in questo articolo, soprattutto per ragioni di spazio, possiamo solo leggerne una piccola parte.
Ho scelto per voi l’Intermezzo tra due atti, quasi un monologo in cui la voce recitante, un narratore, entra sul palco, nel proscenio e, ubriaco, parla al pubblico.
Non voglio annoiarvi oltre con queste inutili premesse, dunque leggiamo.



La seconda commedia.
Intermezzo.

Personaggi:

IL NARRATORE
UN MACCHINISTA
IL PUBBLICO

Mentre si sta chiudendo il sipario e le luci sulla scena si abbassano il narratore irrompe sul palco con passo incerto, tenendo in mano una bottiglia di liquore e vestendo un costume preso a caso in sartoria indossato non completamente.

IL NARRATORE
Fermi! Fermatevi. Non chiudete il sipario. Sono stufo di stare nascosto e raccontare fatti e misfatti dei personaggi di questa commedia senza che nessuno mi veda, Voglio la scena un po’ per me ora. Basta restare nascosto dietro le quinte con la sola compagnia di questa bottiglia.

Un macchinista che si sta preparando a cambiare la scena, pensando che il sipario sia già chiuso, cerca di spostare il narratore.

UN MACCHINISTA
Suvvia, se ne vada, mi lasci lavorare. Altrimenti questa commedia non finisce più e non ce ne possiamo tornare a casa.

Il pubblico rumoreggia.

IL PUBBLICO
Vattene! Cialtrone ubriaco va’ via! Vai a lavorare in fabbrica e lascia fare al macchinista il suo mestiere.

Il narratore si siede sul palco. Il macchinista allarga le braccia sconsolato ed esce di scena.

IL NARRATORE
Non mi sposto da qui finché non avrò detto tutto quello che ho da dire, gentili Signore e distinti Signori.
Non è nemmeno così raro che la voce recitante sia presente in scena, ed io mi sono stufato di stare nell’ombra mentre voi siete qui a recitare la vostra parte, in questa Seconda Commedia.
Già, Seconda Commedia che a volte sembra una tragedia ma quasi sempre finisce in farsa (ride).
Che strana commedia state vedendo!
E qualcuno di voi, mio caro pubblico, ha persino pagato il biglietto per poterla vedere.
Ma pensateci…Di tutte le attrici e di tutti gli attori che avete ammirato e applaudito, siete sicuri di poter sapere di che sesso siano?
O forse dubitate che l’attrice che avete bramato sia un uomo? E che l’attor giovane che tanto vi ha intenerito, mie belle signore, in realtà sia una donna?
Oh! Siamo in teatro, sia chiaro. Questi cambi di genere sono possibili da sempre. Per esempio nel Mercante di Venezia l’ereditiera Porzia e la sua serva Nerissa non hanno nessuna difficoltà a travestirsi da uomini, un avvocato ed il suo scrivano, e riescono ad ingannare i loro mariti. Mi sono sempre chiesto che vista avessero questi mariti, o che abilità nel trucco ci fosse nella Venezia del Mercante perché quest’inganno potesse riuscire così semplicemente. Mariti che non riconoscono le mogli…Mah?!
Ma, gentile pubblico, quando vedete il Mercante non vi fate ingannare dalle barbe finte o dai costumi maschili. Voi sapete che l’avvocato ed il suo scrivano sono in realtà, la realtà della finzione teatrale che state guardando, Porzia e Nerissa. A voi, attento pubblico, non vi è nascosto l’inganno.
Nella Seconda Commedia, che qui stiamo recitando per voi, questo non è possibile. Voi non potete sapere chi è veramente chi.
L’apparenza ha raggiunto un livello di perfezione tale che anche senza costumi, completamente nudi addirittura, il genere sessuale di un attore, o di un’attrice, vi rimarrà sempre il dubbio… (beve un sorso dalla bottiglia).
Non potete mai avere la certezza, in questa recita, che l’attore che vedete in scena non si presenti come attrice nella successiva.
O che addirittura i due attori che litigano contemporaneamente non siano altro che burattini mossi dalle mani di una sola persona.
Sì, qui l’immagine, la propria apparenza, la si può manipolare come si vuole…si può essere come si vuole, e più non dimandare… (ride) .
Qui, su questo palco, siamo come Dio, possiamo creare quello che desideriamo. Siamo i creatori del cielo e della terra…Anzi, la terra no, quella è dei Linden Lab (ride). Semidei comunque lo possiamo essere e possiamo trasformarci in quello che desideriamo.
E tu, rispettabile pubblico, sei sicuro di essere solo lo spettatore di questo spettacolo?
Sei sicuro di non essere anche tu parte di questa commedia?
Forse lo spettatore sono io e siete voi quelli che recitano una parte.
Oppure stiamo tutti recitando in questa strana Seconda Commedia, e lo stare su un palco oppure in platea sono solo diversi ruoli del medesimo show.
Ma è ora che la smetta di blaterare e lasci che la commedia continui. (si alza da terra e leva le braccia al cielo) Come un semidio, allora, dico…Fiat lux…Anzi, in inglese è meglio.
(con espressione estatica, quasi urlando)
Let there be light…The show must go on.

(sul palco si riaccendono le luci).



Potete trovare questo racconto, assieme ad altri interessanti articoli, sull'ultimo numero di EsseElle-Movie Magazine.

martedì, marzo 08, 2011

How are you?

A seconda del mio stato d'animo ho delle risposte completamente diverse a questa domanda del tutto formale.

1) Giornata normale.
D. "How are you?"
R. "Fine, thanks."

2) Giornata felice.
D. "How are you?"
R. "Fine, thanks."

3) Brutta giornata.
D. "How are you?"
R. "Fine, thanks."

4) Quando incontro qualcuno che mi piace.
D. "How are you?"
R. "Fine, thanks."

5) Quando incontro qualcuno che non mi piace e trovo persino particolarmente odioso.
D. "How are you?"
R. "Fine, thanks."

6) Quando incontro qualcuno a cui piaccio.
D. "How are you?"
R. "Fine, thanks."

7) Quando incontro qualcuno a cui non piaccio.
D. "How are you?"
R. "Fine, thanks."

8) Quando mi guardo allo specchio.
D. "How are you?"
R. "Fine, thanks."

9) Quando non incontro nessuno e non c'è nemmeno una superficie riflettente vicino a me.
D.
R. "Fine, thanks."

10) Quando incontro un amico di cui ho completa fiducia, ma una fiducia tale da affidagli la mia donna, se ce ne fosse mai stata una, che se anche fosse la meglio zoccola di tutto il creato lui me la riporterebbe indietro miracolosamente illibata nonostante ella sia nota in tutto il globo terracqueo per donarla a destra e a manca a chiunque le capitasse...Insomma, quando incontro una persona di cui mi fido.
D. "How are you?"
R. "Fine, thanks...But..."

Lo so.
Sono troppo espansivo.



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lunedì, marzo 07, 2011

mercoledì, marzo 02, 2011

Una possibile definizione di civiltà

Sicuramente non è civile, non appartiene ad alcun tipo di civiltà, un paese in cui dei profughi vengono chiamati da una buona parte dei suoi media e organi di stampa col nome di clandestini.