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giovedì, marzo 17, 2011

L'unità d'Italia

Alcuni anni fa, forse ormai decine di anni fa, mio padre si trovava a lavorare a delle centraline idroelettriche, risalenti in origine ancora all'impero Austroungarico, sul canale Dottori, in Friuli. Mi capitava che, per inconvenienti vari, andassi a prenderlo per riportarlo a casa per il fine settimana.
La prima volta che ci andai passammo tutto il pomeriggio in giro, dopo una rapida visita alla centralina di Monfalcone. Grado, Palmanova, Aquileia...
Sì, io e mio padre abbiamo ritmi di visita che per i più sono insostenibili. Spostamenti tra una città e l'altra in automobile, certo, ma poi sempre a piedi. Di Grado ricordo varie chiese, di cui in una, piccola, in cui mio padre si diresse spedito verso l'altare e sollevò la tovaglia che lo copriva lasciando l'altare nudo. Mentre lo guardavo, e intanto mi guardavo attorno, con una certa vergogna, per vedere se qualcuno gridasse al sacrilegio, mio padre disse che era convinto che lì, sotto la tovaglia, scolpito sulla tavola di pietra di quell'altare , ci fosse un simbolo paleocristiano. Non vedendolo disse solo che doveva essere in un'altra chiesa che aveva visitato in precedenza e rimise al posto la tovaglia esattamente come l'aveva trovata. Andando in giro con mio padre era IMPERATIVO lasciare sempre tutto come lo si aveva trovato. Proseguimmo con il museo archeologico, o di arte paleocristiana. Visitammo la basilica di Aquileia e i suoi mosaici, continuammo a camminare nei suoi dintorni e vedemmo i ruderi, pochi, del canale porto di questa ex grande città per poi risalire in macchina per andare a vedere i bastioni di Palmanova. A Palmanova obiettai solo una cosa, che ci sarebbe voluto l'elicottero per apprezzarla veramente. Ora, con tutte le immagini satellitari che si trovano in internet, non servirebbe più.
In tutti questi spostamenti ci fermammo a vedere diversi cimiteri di guerra. E' un'interesse famigliare più che turistico. Lì, nella zona dove mio padre stava lavorando, suo padre, mio nonno, si trovò a fare il soldato durante la Grande Guerra.
Infatti, dopo la visita alla centralina elettrica, la prima meta fu il cimitero più famoso di quei posti: il sacrario di Redipuglia.
E fu lì, nel primo pomeriggio di un venerdì che mio padre, in piedi tra il sarcofago del Duca e quello di un suo generale, guardandoli e poi  guardando verso la scalinata deserta, si girò verso di me, unico altro essere vivente in quel luogo in quel momento, e mi disse:
"Le gerarchie dei vivi stabiliscono le gerarchie dei morti".

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