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venerdì, aprile 30, 2010

1° Maggio

Sono appena tornato dalla spesa alla cooperativa cristiana che ha un punto vendita vicino a dove abito.
Ascolto questo dialogo tra il salumiere e una cliente.
"C'è tanta gente perchè molti non sanno che damani siamo aperti".
" Ma come, domani è il primo maggio"?
"Eh, ma un sacco di supermercati sono aperti domani, come il... [elenca un po' di catene di vendita]".

[chiacchiericcio]

"Mah, il primo maggio è sacro, ci hanno già rubato il 25 aprile". Termina la cliente.

Buon Primo Maggio!

lunedì, aprile 26, 2010

La merda della contessa

Spostiamoci indietro nel tempo e fermiamoci in quegli anni a cavallo tra il XIX e XX secolo.
Il luogo è Gorgonzola. Un paese, a quei tempi, di circa 5000 abitanti. Ora sono il quadruplo.
Mio bisnonno Paolo, allora, è un uomo tra i trentacinque e quarantacinque anni, taglialegna, non arriva al metro e ottanta ma per quei tempi è alto. Appartiene alla prima generazione nata nel Regno d'Italia, è analfabeta e non parla italiano. Un po' lo capisce, ma quando, un giorno, in un negozio del paese entrano due forestieri che gli chiedono se ci fosse del prezzemolo è costretto ad andare nel retrobottega per farsi spiegare, da dei parenti più giovani, che il prezzemolo sono gli erburin.
La pasta la conosce, ma la base alimentare è ancora la polenta con l'aringa. Quando uccidono un pollo lo vendono e con il ricavato comprano le aringhe, anche perchè sono facilmente divisibili.
In una famiglia numerosa come si può dividere un pollo?
A chi il petto, a chi la coscia?
Con l'aringa è tutto più semplice, basta tagliarne dei pezzi più o meno uguali perchè sia rispettata l'equità.
Quando vuole comprare un toscano va in tabaccheria e lo paga con un uovo.
Oltre che a tagliare alberi, mestiere che fa soprattutto d'inverno, è contadino; coltiva della terra di proprietà della contessa, l'ultima discendente dei feudatari di questo paese.
Oltre a versare al padrone della terra una parte del raccolto era usanza portare dei doni in occasione di non so quale festa, forse prima del Natale.
A mio bisnonno questo "regalo" non piace, già paga il dovuto e non è poco, ma non può fare nulla per opporsi.
Immaginiamo la scena.
Paolo ha caricato l'asino con i "doni" ed  è molto arrabbiato, forse l'asino s'impunta, non va veloce come vorrebbe. E' un'ottima occasione per sfogare la sua rabbia, comincia a picchiare l'asino, sempre più violentemente.
Dalla finestra del palazzo la contessa vede un contadino che picchia un animale, lo picchia in una maniera eccessiva; un animale che picchia un altro animale.
La contessa chiama un suo servitore e gli chiede chi fosse quel contadino tanto violento. Il servitore glielo spiega.
"Vada giù e dica a quel contadino che i suoi regali non li voglio, non voglio regali da quel violento". Dice la contessa al servitore.
L'uomo scende, blocca Paolo, gli dice di tornarsene a casa che i suoi regali non sono graditi.
Mio bisnonno si spaventa. Il rifiuto dei doni poteva essere il preludio alla sua cacciata da quella terra che coltivava, dalla casa. Il solo lavoro di taglialegna non bastava a sostenere tutta la sua numerosa famiglia.
Ad attenderlo a casa c'è sua moglie, bisnonna Regina, un donnina piccola ma dura. Quando i suoi figli la facevano arrabbiare attendeva che si addormentassero nel letto, gli levava le coperte e li bastonava.
Paolo entra in casa e ha una brutta faccia, Regina chiede cosa è successo. Lui gli spiega dell'asino e del rifiuto dei doni, delle sue paure.
Regina sente una cosa sola e gli chiede:
"Allora la forma di formaggio e tutte le altre cose non le ha volute perchè hai picchiato l'asino e le hai portate indietro"?
"Sì, e adesso io non so...". Regina non gli fa finire la frase e sentenzia:
"L'anno prossimo uccidi l'asino". In dialetto: "L'an che vegn cupa l'asan".

Cosa c'entra la merda in tutto questo?
Fra i vari compiti, le corvée, che i contadini avevano verso i feudatari c'era quello di svuotare il pozzo nero della casa padronale.
Il contenuto del pozzo veniva poi sparso nei campi, diventando un concime e, come tale, con un proprio valore commerciale.
Oltre a metterci il lavoro per svuotare il pozzo i contadini dovevano pagare anche quella.

sabato, aprile 24, 2010

Responsabilità del blogger



Prima dicono una cosa, poi un'altra, poi un'altra ancora...
Repubblica degli avverbi.
Un blogger è, evidentemente, assimilabile ad un direttore di giornale, ma poi, in appello, si dice che non lo è.
Allora quell'evidenza cos'era?
Un'allucinazione?
Non entro nel merito delle sentenze, eh!
E' che vivere in posto dove con una legge si possa sostenere una cosa e il suo contrario non mi fa stare tranquillo.

mercoledì, aprile 21, 2010

flash del passato che non illumina il presente

Non riesco a ricordarmi la data. Grosso modo può essere un qualunque anno della seconda metà degli anni '80.
Avevo già passato, male, l'esame di analisi 1 e qualche altro. Non ho voglia di ricordare precisamente.
Stavo andando al politecnico lungo una via che dalla stazione della metro va verso il campo sportivo che è vicino ai dipartimenti di elettronica e chimica.
Di solito scendevo a Piola, chissà perchè ero sceso a Lambrate.
Vidi, qualche decina di metri davanti a me, una sagoma conosciuta. Era il professore di matematica che avevo avuto l'ultimo anno di liceo. Ero sicuro che fosse lui, una sagoma, un passo e una maniera di vestirsi inconfondibile.
Mi era simpatico e allungai il passo per avvicinarmi. Anche solo per dirgli quello che stavo studiando, che qualcosa avevo fatto, niente di particolare. Forse solo perchè mi era simpatico.
Man mano che la distanza diminuiva cresceva in me un malessere. Non paura. Simile però.
Arrivato ad un paio di metri da lui mi bloccai. Forse qualcuno che camminava dietro di me mi urtò. Lo guardai, fermo in mezzo al marciapiede, allontanarsi.
Non credevo di essere arrivato al quel punto. Fino a pochi anni prima non sospettavo nemmeno che quel punto esistesse.
Abbassai lo sguardo e vidi il mio braccio. Il pelo era dritto. Sembravo il mio gatto.
Durante gli esami era anche peggio.

giovedì, aprile 08, 2010

genesi

Dio disse: " Ciò che non potrà continuare non abbia inizio".
E nulla fu.

martedì, aprile 06, 2010

mi fischiano le orecchie

E' passato poco più di un anno da quando mi sono ritrovato disteso di fianco alla lavatrice.
Pressione a posto, fatto la TAC, nulla.
Alla fin fine un, anzi due di seguito, banale svenimento.
Mi ero svegliato verso le 6 ed ero sudato, avevo sete e sono andato al rubinetto più vicino.
Mi ricordo il rubinetto. Subito dopo sono a terra, sto bene. Penso che sia diventato sonnambulo.
Mi rialzo dopo un po', perchè, li, sdraiato a terra, sto veramente bene, e apro il rubinetto.
Ho ancora l'immagine chiara del rubinetto e di un filo d'acqua che scende. Mi ritrovo a terra, nessun intervallo tra le due immagini.
In entrambi i risvegli ho, quasi immediatamente, la precisa cognizione di dove mi trovo, ma non ne percipisco la stranezza. Sono disteso di fianco alla lavatrice ma riesco solo a ipotizzare un episodio di sonnambulismo. Non so quasi nulla di medicina, ma prima sono in piedi e poi mi trovo a terra, nessun dolore. Cos'altro poteva essere?
Faccio fatica a trovare la voglia di rialzarmi. La voglia, solo quella. Sto veramente bene disteso sul pavimento.
Dopo un po' sento un'ombra di freddo. Il mio pensiero fu che avrei potuto stare anche meglio sotto le coperte e mi alzai.
Riempo una bottiglia che uso di solito e mi avvio verso il letto bevendo un po' a canna. Sento una strana sensazione sulla schiena, un fastidio, come un brivido caldo che scende dal collo. Mi tocco e sento una materia pastosa. Guardo la mano, vedo che è rossa.
Non posso tornare a letto in quelle condizioni, sporcherei le lenzuola. E' quello che ho pensato. Vado in bagno, mi guardo allo specchio, vedo che mi scende un po' di sangue dallo zigomo, contemporaneamente sento un fastido alla nuca. Aiutandomi con un altro specchio vedo che proprio dalla nuca sgorga la corrente principale. Prendo il primo assciugamano che mi capita a tiro e tampono. Sto sempre bene e comincio a ragionare un po' meglio.
Mi misuro la febbre e la pressione. Tutto nella norma.
Decido di non svegliare mio padre e aspetto, seduto in cucina, che si alzi.
Quando si alza è stupito di vedermi in piedi così presto. Gli spiego l'accaduto e vedo uno sguardo di terrore sul suo volto.
Rifiuto di andare al pronto soccorso, è già passata una mezz'oretta e la perdita di sangue sta diminuendo.
Non è riuscito a convincere mia madre ad andare al pronto soccorso, non ci riuscii neanch'io negli ultimi 10 minuti che la vidi viva. Deve essere una malattia di famiglia.

Sono due le cose che l'episodio mi ha lasciato, non considerando un paio di cicatrici, una, piccolisima, sullo zigomo, e l'altra, nascosta dai pochi capelli che mi restano, sulla nuca.
La prima cosa è la sensazione che ho provato nei due risvegli. Bellissima, tanto bella che mi verrebbe voglia di riprovare se sapessi come si fa. Non avere caldo, non avere freddo, una calma irreale.
La seconda è un leggero fischio nelle orecchie, tanto leggero da non essere per niente invalidante.
Dicono che orecchie fischiano se qualcuno ti sta pensando, se fosse vero farebbe anche piacere sentirlo.

venerdì, aprile 02, 2010

Melzo, venerdì 2 aprile 2010, ore 15:30 - Cartolina d'Italia

Sono appena tornato da un giro in bici, un paio di orette, lento e solo pianura.

Passo per Melzo, proprio dentro il paese, cerco di evitare statali e provinciali perché il rischio investimento aumenta di anno in anno.
Nella strada davanti all'ospedale, 2 corsie, macchina dei carabinieri ferma, portiera aperta e carabiniere con le gambe a cavallo della striscia di mezzeria, mani in tasca.
Piccola fila in entrambi i versi provocata da questo intoppo, ma non c'è spazio ai lati, auto parcheggiate regolarmente e marciapiede.
Aspetto che si smaltisca la fila nonostante possa passare sul marciapiede.
Un po' di surplace e, molto lentamente, arrivo di fianco alla macchina e vedo che davanti a lei è ferma un'altra macchina con le quattro frecce che lampeggiano.
Non faccio tempo a pensare - Bene, staranno facendo spostare un cafoncello che ha paura di fare quattro passi e si è fermato in doppia fila -  che sono di fianco al carabiniere in mezzo alla strada. Sta parlando con il conducente dell'altra macchina, un altro giovanotto.
Stanno parlando e ridono.
Stanno parlando di cosa hanno fatto la sera prima al bar.
Rallento ancora, dopo aver sorpassato le due macchine, per ascoltare.
Ridono proprio.
Stanno parlando dei cazzi loro in mezzo alla strada. Una macchina con le quattro frecce, un'altra dei carabinieri con la portiera aperta, un carabiniere e un altro giovane in mezzo alla strada. Neanche per le balle di quelli che stanno in fila.

Ma andate affanculo!