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mercoledì, marzo 23, 2011

Servizio di leva

Mio cugino mi sorprese per come riuscì a cavarsela bene durante il servizio di leva.
Nervosissimo, anche più riservato di me dopo uno choc da primo anno del liceo, il militare lo passò bene, per quello che mi raccontò.
Dopo il CAR, quando arrivò al reparto, un ufficiale chiese se c'era qualcuno che era medico. Lui rispose che proprio medico non era ma aveva la laurea in odontoiatra.
Lo presero lo stesso e passò 11 mesi a dormire in infermeria e, quando i suoi commilitoni marciavano, a dormire in ambulanza. Non conobbe il nonnismo, mi diceva che in pratica aveva la camera privata, non doveva neanche svegliarsi presto al mattino.
Era capitato in un battaglione, credo che la definizione sia esatta, ma forse reparto può andare bene lo stesso, che aveva il missile. Attenzione, non un reparto missilistico ma un reparto dell'esercito che, in collaborazione con gli americani, aveva un missile, uno di numero.
Mi raccontò di quando durante delle manovre, in cui si simulava il lancio di questo missile verso non so quale città dell'est europeo, ma vicina alla frontiera italo-iugoslava, sbagliarono i calcoli e distrussero Venezia, la colpirono proprio vicino a piazza San Marco.
Un'altra volta mi disse che passò, sempre per delle manovre, una settimana sul greto di un fiume. I suoi commilitoni in tenda e lui sull'ambulanza. Erano manovre assieme agli americani, i reali possessori di quel missile.
Io, neanche tanto per scherzare, ma un po' avendo in mente i film di guerra, gli dissi: "Eh, quelli sono qui a fare il soldato veramente, mica come noi che ci mandano in caserma per imparare a sparare con le armi della seconda guerra mondiale. Quelli sono volontari, chissà che disciplina!"
Mi rispose ridendo: "Ma quelli sono impiegati statali. Si ubriacano di birra ogni sera, prima delle 11 di mattina non sono in piedi e passano la giornata a fare un cazzo aspettando la sera per ubriacarsi di nuovo".

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