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martedì, febbraio 23, 2010

Burocrazia 1 ovvero del peso dei neonati e dei permessi necessari per ottenerlo


Settembre o ottobre dell'anno scorso, mattina, verso le 10.
Mia sorella deve portare il piccolo a fare la seconda vaccinazione. Mi aveva chiesto di accompagnarla giorni prima.
Nessun problema. Il dispensario, il consultorio o come si chiama adesso - ogni tanto gli cambiano nome a ste cose mediche e io non riesco a stare al passo con queste variazioni di vocabolario - insomma, il posto dove devono fare l'iniezione al nipotino è nel mio paese, ha perfino di fianco un parcheggio quasi sempre semivuoto.
Mentre siamo in macchina mia sorella mi dice:
"Quando siamo là gli chiedo di pesarlo, così, nel caso gli venga la febbre so quante gocce di tachipirina dargli".
"Perché non l'hai pesato tu"?
"Perché la pesa che ho a casa arriva fino a 5 chili e ormai lui pesa di più".
"Una modifica alla bilancia? Un altro sistema per pesarlo non l'hai pensato? Sempre dipendere dagli altri tu". Scherzo un po'.
"Dai, non fare il pirla. L'hanno pesato anche alla prima vaccinazione comunque".

Arriviamo. Scarico e montaggio carrozzina. Entriamo nell'edificio. Un po' di fila. Anche se queste cose sono fatte per appuntamento c'è sempre qualche carta da dare a qualcuno e non si capisce mai a chi darla. Quando si entra in quei posti c'è sempre un momento di smarrimento prima di capire se passa l'infermiera o sei tu che devi andare dall'infermiera a ritirare o consegnare il foglio.
Mia sorella però c'era già stata uno o due mesi prima e sa già dove andare. Mi fa d'apripista e io slalomeggio con la carrozzina tra le persone in attesa agli sportelli.
Oltrepassiamo una porta di vetro e arriviamo davanti alla porta in legno dell'ambulatorio.
Bussa.
Apre una signora in borghese e mia sorella dice:
"Buongiorno. sono qua per la vaccinazione".
"Lei è la signora X? Attenda un attimo, finiamo con Y e poi tocca a lei"
Grandioso!
Non solo sono arrivato subito al posto giusto, sono addirittura in orario. Non mi lascio andare a scene di giubilo solo perché la mia innata timidezza me lo impedisce.

Entriamo.
Tre signore tutte senza camice. Una è il medico, una sarà l'infermiera e l'altra chissà. Non è un' infermiera perché...Come ho fatto a capire che non era un'infermiera? Ah, non l'ho capito, l'ho saputo dopo quando si è messa, in un ufficio lì di fianco a compilare dei moduli e la detto lei. Non è importante comunque se lo fosse o no. Non è importante neanche com'erano vestite. Poi a me che odio le uniformi!

"Ma che bel bambino, assomiglia al padre".
"Sono lo zio".
"Mi scusi".
"Di nulla".

Mia sorella chiede:
"Potremmo pesarlo? Almeno so quante gocce di tach..."
"No, non possiamo certificare il peso del bambino".
Sguardo interrogativo tra me e mia sorella.
"No, non voglio certificare niente, anche l'altra volta l'avete pesato per sapere, nel caso che , in seguito alla vaccinazione, gli venga la febbre...". Dice mia sorella
"Eh signora! L'altra volta eravamo abilitati al peso dei neonati. Ma da..." La dottoressa si rivolge ad una delle altre due: " Quanto sarà? Un mese, cinque settimane...".
"Da fine Luglio". risponde l'altra.
"Sì, da fine luglio la competenza del peso è stata trasferita all'ambulatorio nonmiricordocomesichiami all'ospedale".
Io in questi casi sto zitto. Questione di carattere, davanti a queste situazioni incomprensibili non trovo le parole. Mi giro platealmente verso la bilancia pesa bambini che ho di fianco e la fisso per qualche secondo. Guardo le tre e riguardo la bilancia. La bilancia è più comprensiva e sembra volermi dire qualcosa ma vince la paura di perdere il posto e sta zitta.
Nessuna reazione delle tre, mi guardano ma fanno finta di non capire.
Mia sorella:
"Capisco". Mia sorella non ha capito niente, come me, ma così dice. "Ma a me serve solo sapere se è 6 o 7 Kg. Solo per sapere se dargli x o x+1 gocce".
"Signora, non è più nostra competenza, gliel'ho detto, vada all'ospedale all'ambulatorio abilitato al piano tot, non è nemmeno necessaria la prenotazione al CUP, e glielo pesano anche tutti i giorni".
Ci guardiamo io e mia sorella.
La mia è un'occhiata molto espressiva che dice:
"Sorella, facciamola breve, qui non si cava un ragno dal buco, va bene che l'ospedale è a meno di un Km., ma per non far tutto il casino di andarci, smonta carrozzina, rimonta carrozzina, facciamo così. Andiamo dove pesano i camion e passiamo sulla pesa con la macchina con sopra noi tre. Leggiamo il peso. Poi tu e tuo figlio scendete e ripasso con l'auto con sopra solo me. Rileggiamo il peso. Quando ritorniamo a casa tu vai sulla bilancia pesapersoneadulte. Facciamo la differenza tra il primo passaggio sulla pesa dei camion ed il secondo. Al risultato sottraiamo il tuo peso e avremo il peso del piccolo. L'alternativa sarebbe una strage".
Lei mi risponde con un'occhiata interrogativa:
"Che palle però! E poi perché dovrei scendere anch'io e poi pesarmi"?
Altra mia occhiata:
"Oh madre snaturata! Vorresti forse tu far scendere dall'automobile un piccolo di neanche sei mesi da solo"?
Occhiata di mia sorella:
"Oh fratello geniale et zio amorevole! Faremo senz'altro così".

Mi sono lasciato prendere un po' la mano nel finale ma tutto il resto è solo quello che ho sentito.
Quello che però più mi preoccupa è se, quando mi peso da solo, non avendo né permesso né patente, commetto un reato?

2 commenti:

modesty ha detto...

:) ...pian piano mi torna il sorriso.
love, mod

Nicole ha detto...

ahahahahah...ma cazzo,ma che deficienti che ci sono in giro. A me ste cose in realtà fanno paura, ma ti rendi conto?