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giovedì, maggio 23, 2013

Tempo, tempi, o tempora o mores.

Anche 'sta sera sta per arrivare il temporale e io me ne sto qui davanti al PC senza aver particolare voglia di continuare a sfogliare quei siti chiamati di web sociale o di entrare in giochi in cui la socialità la fa da padrona.

Post di cazzeggio allora.

 Mi sono più volte chiesto che gusto hanno alcuni di giocare con un avatar di un genere diverso da quello reale, uomini che si rappresentano come donne per lo più.
Visto che in Second Life ci si può disegnare come si vuole, come animali o piante o oggetti, la risposta alla mia domanda è facile: il personaggio non è la persona, e tutto finisce lì.

Più complicato il caso di chi ci tiene a far credere di essere congruente al genere del proprio avatar anche nella realtà. Senza entrare nelle pseudodotte metafore dei miti greci più conosciute come psicanalisi mi limito ad osservare che un minimo di scorrettezza c'è. Non so se il loro divertimento nasce dal recitare una parte completamente diversa dalla loro realtà o solo dal gusto di fregare qualcuno, ma la scorrettezza c'è anche se tutto si svolge a cartoni animati.

Quando poi questi seminano indizi sulla propria vita reale, invertendo solo il proprio sesso, in modo che, addirittura senza cercare ma solo per caso, ci si imbatte nell'oceano del web nella vera persona che manovra la modella strafiga di Second Life e che è un sessantenne col pizzetto, per me il mistero si fa irrisolvibile.

Naturalmente quello che scrivo è solo molto probabile, probabilissimo, ma mai certo.

In ogni caso, ormai sono un quasi ex frequentatore di quel gioco a cartoni animati, mi guardo bene dal giudicare, osservo e mi faccio un'opinione.
A proposito di quel comportamento sessual-mimetico, mi sovviene quello che rispose alla domanda di un giornalista, che chiedeva se davano pasti gratis anche a chi poteva premetterseli, un volontario di una mensa dei poveri:
"Perchè togliere il gusto ad un avaro di risparmiare 5000 lire?"

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