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lunedì, novembre 16, 2009

Imboscati

La prima volta che ebbi l'impressione che non me la raccontassero giusta fu in quinta elementare. Fu solo una impressione, non posso dire che imparai qualcosa o che ebbi un'illuminazione. Molto più banalmente quello che mi raccontavano a casa era diverso da quello che stavo ascoltando in classe.

Un mio nonno la Grande Guerra la fece al fronte ed in vari campi di prigionia. L'altro, di tre anni più giovane, fece il servizio militare, a guerra finita, andando a raccogliere i cadaveri e a ricomporre le salme per permetterne il riconoscimento ai parenti. Che per riconoscere un morto possa bastare guardargli i denti, perchè di riconoscible non si è trovato altro, lo so da quando ero bambino. I telefilm a plot autoptico che vanno di moda adesso per me non sono poi quella gran novità.

Ora, io potrei anche andare avanti a scrivere quello che sto scrivendo con una cura o uno stile da far invidia al più noto degli scrittori, curare il dettaglio della parola giusta che più giusta non si può o lasciarmi andare a uno stile lacrimevole che colpisca dritto al cuore.
Preferirei scriverlo con il culo.
Perchè la guerra puzza.
Questo avevo imparato dai racconti di chi viveva in quegli anni.
Non solo la guerra, ci fu anche la spagnola che colpì una popolazione già debilitata dalla povertà.
Povertà accresciuta dalla guerra.
Chi non rischiava la pelle al fronte rischiava di morire a casa.

"Abitava in quella via vicino al naviglio e le sue urla si sentivano fino in piazza. Quando fu chiaro che non sarebbe scampato disse che gli sarebbe piaciuto mangiare per una volta, prima di morire, del pane bianco. Mandarono uno a comprarlo dal panettiere ma quando ritornò era già morto. Lo rimandarono dal panettiere a riportare il pane e a farsi ridare indietro i soldi".
Mi raccontava mia nonna e anche questo:
"Non voleva saperne di andare in guerra mio fratello ma alla fine lo mandarono lo stesso. Per non andarci infilava l'ago con il cotone nel muscolo del braccio e tagliava il filo, lasciando il cotone a marcire all'interno del muscolo. Gli andava la febbre anche sopra i quaranta. Ha rischiato di morire di setticemia per non andare in guerra, a quel tempo gli antibiotici non c'erano ancora".

Mio nonno mi raccontava delle decimazioni e del pranzo del natale del '17 in un campo di prigionia a Norimberga. Andarono a cercare qualcosa da mangiare nelle pattumiere e trovarono solo bucce di patate. Fecero un brodo con quelle e le mangiarono.
Mi raccontava delle imposizioni stupide dei superiori in grado:
"Io ero sempre in prima linea perchè ero addetto all'avvistamento dei gas, ed era anche una fortuna perchè così non partecipavo agli attacchi. Quel giorno stavano bombardando, quando bombardano i gas non si possono usare perchè lo spostamento d'aria delle esplosioni li disperde e li rende dunque inutili, e allora io ho lasciato il posto per andare nelle retrovie a ripararmi e a riposarmi un po'. Tanto era inutile che rimanessi là. Quando il tenente mi vide mi puntò la pistola alla testa e mi urlò di tornare al mio posto. Potevo prendermi una cannonata in testa e morire per niente, ma proprio per niente".

Io ho la fotografia in testa di quel giorno che la maestra spiegava la Grande Guerra. Lei che cammina davanti ai finestroni dell'aula.
Silenzio in classe, le storie di guerra ai bambini piacciono.
Sorride e spiega. Trento e Trieste italiane. I ragazzi del '99. Caporetto ed il Piave.
Vivevo con gente che quegli anni li aveva vissuti. Già avevo sentito quelle storie. A ripensarci adesso era come se la storia incontrasse il presente. Quelle persone di cui la maestra parlava, quelli che c'erano nel '15-'18 li avrei incontrati poco dopo a casa. Sì, certo, più vecchi ma pur sempre loro. Non erano i Diaz o Cadorna ma a quei tempi c'erano anche loro.
Ero molto attento quando a tradimento usò quella parola.
Imboscati!
Come, che vuol dire?
"Oltre a questi uomini coraggiosi che facevano il proprio dovere e difendevano la patria"- non ho mai capito perchè la patria si difende sempre, anche quando si va a rompere i coglioni agli altri - "c'erano anche dei paurosi che per non andare a combattere si nascondevano, si chiamano, questi vigliacchi, imboscati".
Vigliacchi?
Imboscati?
Ma il fratello di mia nonna, di cui ho visto solo la foto sul marmo, era uno dei miei eroi. Arrivare a bucarsi il braccio per non fare quello che altri, e ripeto altri, ti vogliono far fare non è mica da tutti.
Anche mio nonno non aveva mai parlato in termini di eroismo della sua vita da soldato. Fame, sporcizia, qualche atto d'insubordinazione, di quello mi parlava.
Perchè la maestra parla di eroi e di vigliacchi?
Rimasi turbato.

Molti anni dopo lessi che la guerra non ha vincitori ma solo perdenti.
Non è vero.
La guerra ha vincitori, sempre.
Sono quelli, quegli altri, che mandano le maestre di scuola a raccontare ai bambini di imboscati e di eroi.
La maggior parte dei bambini ci crede.
Continuano a crederci anche quando diventano grandi.

1 commento:

modesty ha detto...

questo pezzo non è scritto con il culo.
ma con il cuore.
con il sangue del cuore.