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venerdì, novembre 22, 2013

Un po' di sfumature di un certo numero di storie zen.





Il samurai avanzava lento completamente bagnato dalla pioggia che ininterrottamente cadeva su quella terra intrisa del sangue dei suoi onorevoli colleghi che come lui avevano difeso l'onore e la vita dello shogun nella battaglia appena terminata quando una volpe rossa uscì dal bosco e giunta davanti a lui così gli parlò:
"Nella vita di un samurai non esistono virgole ma solo punti. Una virgola è la spada riposta nel fodero invece che orgogliosamente svettante sopra la testa del guerriero pronta a colpire . Una virgola è la verga virile che pende moscia dal pube del guerriero invece che orgogliosamente svettante pronta a penetrare.
La vita del guerriero è segnata solo da punti. Lo sprezzo del pericolo. La fedeltà. L'onore.”
Sorpreso dalla volpe parlante al samurai ci volle qualche istante prima di riuscire a proferire parola.
Con un'espressione del volto reverente e voce ferma replicò a quel magico animale:
“Onorevole volpe rossa che hai incrociato il mio cammino in questa giornata sanguinosa portandomi le sagge parole dei kami per ricordarmi i doveri del guerriero, io ti ringrazio.”
La volpe ringhiò mostrando i denti al samurai e con voce roca così l'apostrofò:
“Hai usato una virgola. Il tuo onore è macchiato.”
L'uomo lanciò un urlo disperato, estrasse la spada dal fodero, la conficcò nel terreno e si liberò dell'armatura e di tutte le stoffe che indossava, restando completamente nudo. Riprese la spada e con questa si tagliò tutti i suoi attributi virili lasciandoli cadere a terra. Poi lanciò la spada lontano da lui.
La volpe andò a prendere la spada. Tenendo questa in bocca tornò nel bosco da dove era venuta, mentre colui che fu un valoroso samurai s'incamminò fino a scomparire nella nebbia.
Fu vista, molti anni dopo, nella scuola per geisha di Edo.
Aveva servito come cortigiana diversi signori e, quando l'età l'aveva obbligata a cessare con l'intrattenimento di questi nobili padroni, diventò insegnante in quell'istituto di formazione fino a ricoprire il ruolo di direttrice.
Doveva tenere il discorso alle neodiplomate, le sue prime parole furono:
“Se non troverete il vostro destino sarà il vostro destino a travarvi...scusate...volevo dire trovarvi”.
A quel tempo Freud non era ancora nato e, nonostante il lapsus, l'anziana geisha aveva un'espressione del volto felice.
La volpe rossa, grazie al commercio di spade usate, diventò il più ricco mercante d'armi di tutto il Giappone.



***
[Il foglio su cui fu scritta questa storia, un foglio di carta di riso scritto con caratteri in bella calligrafia, è stato usato dal maestro durante una sessione di fireplay per depilare il pube di una delle sue serve. Questa storia è definitivamente perduta.]
***

L'aspirante allievo si prostrò ai piedi del famoso sensei e lo implorò:
“Grande maestro, la tua fama è giunta fino al lontano villaggio sulle montagne da cui provengo. Sono qui, inginocchiato ai tuoi piedi, per pregarti di essere la mia guida. Io ti supplico, magnifico sensei, di prendermi come tuo allievo e...”
Il grande maestro con un imperioso cenno della mano zittì il giovane e si alzò in piedi. Sciolse l'obi e aprì, con un movimento tanto elegante quanto deciso, il modesto yukata che lo vestiva. Mostrò così il pube allo sguardo attonito del giovane questuante.
Sorpreso dal comportamento del maestro il giovane rimase immobile e a bocca aperta a fissare la verga del sant'uomo, a poche spanne dalla sua faccia. Vide così questa ergersi, gonfiarsi fino a diventare turgida e con il glande colorato d'un rosso simile a quello della brace.
Dopo un po' il maestro ruppe il silenzio, emise il kiai, un kiai forte, gutturale e profondo e, mentre gridava, dei potenti schizzi di sperma colpirono la faccia ed entrarono nella bocca dell'aspirante discepolo. Un po' per il timore e un po' per la sorpresa il giovane deglutì.
Il maestro allora parlò:
“Quando avrai compreso qual è l'orgasmo di una sega senza mani torna, sarai pronto per ricevere i miei insegnamenti. Ora vattene!”
Il giovane, sempre inginocchiato, indietreggiò di qualche passo, poi si alzò e corse via, piangendo disperato.
Con la faccia rigata dalle lacrime mischiate al seme del vecchio maestro fu visto arrampicarsi sul monte Fuji mentre ripeteva ossessivamente, come fosse un mantra, queste parole:
“Chi fa da sè fa per tre, se lo fa senza mani è più potente di un re”.
Non ebbe più il coraggio di tornare dal grande sensei e visse la vita che gli restava con l'amaro in bocca per non essere riuscito a trovare la risposta alla sua domanda.
Una vita amara, come solo può essere quella di un allievo senza guida.
Amara come lo sperma del grande e irraggiungibile maestro.


***

Il contadino frusta la sua compagna con steli di riso maturo,
le rane cantano sul bordo dello stagno.
Una lucertola blu.





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