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mercoledì, ottobre 02, 2013

Verona 1958




Il servizio militare di mio zio fu breve, pochi mesi passati per lo più nell'ospedale militare di Verona.
Una malattia polmonare lo costrinse al ricovero, prima nell'infermeria della caserma dove era ancora recluta per poi essere trasferito nell'ospedale militare di quella città che curava anche i soldati americani stanziati nelle basi italiane.
Tralascio il racconto di fatti personali, dico solo che mio zio guarì e la malattia non ebbe strascichi.

Il personale era italiano ma, almeno in parte, l'attrezzatura era americana. I termometri avevano la scala graduata in fahrenheit, cosicché mio zio si ricorda di aver visto più volte la sua temperatura corporea superare i 100°F, una normale febbre ma ad essere abituati ai gradi centigradi fa un po' impressione leggere una temperatura corporea superiore ai 100°.
Erano, per come me li ha descritti, termometri più piccoli di quelli che si usavano normalmente negli ospedali e nelle case italiane, molto resistenti, quasi indistruttibili. Forse solo perchè erano fatti di plastica e non di vetro, ma di questo non sono sicuro.

Mi chiedo come mai uno strumento di misura contenente mercurio sia stato costruito per anni e anni, ancora ben dopo l'invenzione della plastica, con un involucro di vetro, fragile e delicato. Forse per far contento quel medico di un ospedale pubblico lombardo che, tra gli anni '80 e '90, li rompeva uno a uno per estrarne il mercurio con cui riempiva lo sfigmomanometro del suo studio privato (episodio raccontatomi da studenti di medicina che in quel periodo stavano facendo pratica clinica in quell'ospedale). Magari lo troverete strano ma anche il mercurio, come ogni liquido, evapora e ogni tanto uno sfigmomanometro costruito con quella tenconologia, forse non perfettamente costruito, ha bisogno di un rabbocco.

I degenti erano ricoverati in camerate nei vari reparti come un in normale ospedale: medicina generale , chirurgia...ma non c'era una divisione per nazionalità dei pazienti.
Quello che mio zio mi racconta di quel periodo non sono le vicende legate alla sua salute ma di come conobbe un sergente americano che parlava abbastanza bene l'italiano, come lui lì ricoverato. Di tutta la sua lunga degenza, di cui enfatizza solo la noia, mi parla sempre di quella volta che vide il sergente seduto al tavolo che stava al centro della camerata.
Se ne stava seduto ed era concentratissimo, assorto tra fogli e foglietti sparpagliati sopra a quel tavolo. Le ore passavano e lui se ne stava lì, sempre seduto, attentissimo a quello che stava facendo.

Gli ospedali sono un po' come le prigioni, quelli militari hanno anche le guardie. Un maresciallo dei carabinieri, credo addetto alla sicurezza ma che come per i degenti non aveva altro da fare che passeggiare tra i reparti e tirare la fine del turno passò di lì, vide il sergente, gli si avvicinò per salutarlo e, vedendo la quantità di carta sul tavolo, chiese che stesse facendo.
Il soldato americano, quasi sudato come racconta mio zio, alzò gli occhi verso il maresciallo e spiegò che stava compilando la dichiarazione dei redditi.
Parlottarono un po' a proposito della quantità di carta e a cosa questa servisse.

Tanto tempo è passato da quando in quell'ospedale furono dette quelle parole e ricostruire un dialogo sarebbe solo un artificio narrativo.
In realtà mio zio ogni volta che racconta questo episodio della sua vita cambia qualcosa. Qualche volta il maresciallo si mette a ridere e dice al sergente di stracciare tutto, altre volte di aumentare le spese detraibili e stracciare le ricevute di queste, che tanto chi vuoi che controlli, sono solo pezzettini di carta che si possono perdere, oppure arriva a descrivere dettagli, secondo me inventati o esagerati, come quello di una ricevuta per uno spazzolino da denti.
Solo il finale è sempre rimasto invariato nel suo racconto. Un finale in cui il sergente guarda serissimo il maresciallo ridacchiante e dice:
"Da noi non è come qui in Italia. Il nostro fisco, se sei corretto, arriva quasi a farti degli sconti, a premiarti. Ma se trova qualcosa che non va, che hai dichiarato il falso o non puoi dimostrare quello che hai scritto, ti si attacca addosso e non molla la presa. Non c'è da scherzare".

L'IRS, Internal Revenue Service, il fisco americano per farla breve, la bestia nera degli statunitensi. Un rottweiler incrociato con un pitbull che, ancora oggi, non fa dormire sonni tranquilli ai cittadini di quel paese, tanto che le cliniche psichiatriche che si trovano a curare quei disgraziati incappati nelle grinfie di quel mostro consigliano, per rilassarsi e riprendersi dallo choc, di andare in vacanza in Equitalia.





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