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mercoledì, ottobre 16, 2013

Matrimoni

I matrimoni sono una gran rottura di palle!
Quelli degli amici ancora ancora. La probabilità che oltre all'amico impegnato a compiere l'insano gesto ci siano altri amici è abbastanza alta e così ci si ritrova insieme al tavolo degli amici dello sposo, della sposa non mi è mai capitato, e ci si ubriaca sobriamente per far passare il tempo che avrebbe potuto essere meglio impiegato. Un'ubriacatura sobria che ottenebra leggermente la mente ma non stronca importanti funzioni vitali, come l'equilibrio, la pudicizia e la digestione.
Quelli dei parenti sono insopportabili.
A parte quelli a cui ho dovuto assistere da bambino perchè provengo da una famiglia che non può permettersi una tata e così deve, deve, portarsi il pargolo appresso ho presto imparato ad inventarmi le scuse più improbabili per scantonare la tragedia. Non dovevo neanche sforzarmi per inventare delle scuse credibili, lo sapevano tutti che non mi piaceva e dopo qualche mugugno lasciavano perdere la loro misericordiosa opera di inserimento sociale. Uno dei pochi vantaggi che ho avuto dall'essere "particolare", il non avere i coglioni sfranti per un tempo troppo lungo. Strano e difficilmente convincibile, lasciamo perdere, pensavano i parenti.
Ma capita, occorre e succede che ad alcuni si debba partecipare e oltre che sentire il mio senso estetico deperire ad osservare lo sfoggio di abiti improbabili che fasciano corpi brutti anche da nudi, e passi per gli sposi che sono obbligati a confezionarsi per il giorno più bello della loro vita come fossero delle torte di una pasticceria kitsch, forse per assomigliare alle statuine prodotte in serie che si mettono in cima alla torta monumentale, l'unica cosa che mi piaceva da bambino dei matrimoni ma che dovevo mangiarne poca, anzi, pochissima, perchè se no poi il pupo sta male, e a me i tortellini in brodo che mi ingozzavano per forza prima della torta fanno schifo tutt'ora, ma si doveva provare tutto, su , dai, provali almeno, ma io vedevo quella torta e mi ci sarei tuffato dentro, altro che quelle cose che galleggiavano in un liquido giallastro, così buoni col sugo ma per farmi un dispetto li stavano affogando in un liquido che aveva tutto l'aspetto di piscio caldo fumante.
Il primo amico che si sposò era vestito come un becchino in alta uniforme.
Se il matrimonio è la tomba dell'amore lui si era già portato avanti.
Il peggio è che anche io mi devo vestire in una maniera che non mi è usuale e che non mi piace.
Ma la cravatta no!
Se proprio devo entrare in un posto in cui è necessario metterla la metto anche, piuttosto che star fuori.
Ma ad un matrimonio, no, no, no!
La mettiamo tutti mi dicevano gli altri amici invitati, perchè tu no?
Io la cravatta non la indosso, se mai mi dovessi impiccare userei una corda.
Forse ci furono scommesse, forse qualche altra cazzata tra amici. Fatto sta che al mattino, quando arrivai sul sagrato, gli amici mi vennero incontro.
"Ah ah ah"
"Eh, eh, eh"
"Ih, ih, ih"
"Non hai la cravatta."
"Certo che ce l'ho cravatta."
"Ma se hai anche il colletto della camicia aperto?"
"Ho la cravatta e il colletto della camicia aperto."
"Dai, su...non hai la cravatta. L'avevi anche detto..."
Misi la mano in tasca e tirai fuori la cravatta.
"Ce l'ho la cravatta."
Rimisi la cravatta in tasca.
Al matrimonio di mia sorella feci l'autista.
Fare qualcosa che per altri è lavoro mentre la gente si diverte e mi permette di scantonare la massa dei parenti, e delle amiche e amici di mia sorella che era quanto di più lontano da me si potesse immaginare, è una soluzione accettabile.
Peccato che non abbia trovato un berretto da chauffeur, quello lo avrei indossato. 


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